Quando i trasporti funzionano e la vita diventa più semplice

La mobilità sostenibile è un dovere che non può essere considerato solo un'alternativa

di Fabio Corsaro*

Si può pensare ad un futuro fondato su una cultura della mobilità sostenibile? Probabilmente, nel vivere quotidiano delle grandi città italiane, è un’idea ancora prematura. In Italia, i malfunzionamenti dei mezzi pubblici, la poca diffusione di servizi sharing mobility e le forme di ostruzionismo nei confronti di imprese di trasporto automobilistico privato (come Uber), lasciano ai cittadini poche alternative: ricorrere al proprio veicolo, specialmente l’autovettura. Difatti, come appurato dall’Osservatorio Promotec, l’Italia è il Paese con il maggior tasso di motorizzazione in Europa: 62,4 auto ogni 100 abitanti. La Germania, seconda, ne conta circa 7 in meno per 100 abitanti (55,7).
Nel nostro Paese sembra che la tecnologia diventi quasi avversa ai sistemi di mobilità urbana. Eppure, esistono esempi di grandi efficienza in Europa che facilitano l’esperienza, e soprattutto la quotidianità, di cittadini, turisti e pendolari.

Jakdojade è uno di questi: un’app che si occupa del monitoraggio e della possibilità di programmazione degli spostamenti con ogni mezzo in tutta la Polonia. In pratica, l’utente può conoscere il tempo di partenza, arrivo e percorrenza del proprio pullman, tram o metro. Ed anche il tratto che il mezzo pubblico sta percorrendo in un dato momento. Così come Veturilo che ha rivoluzionato il bike sharing a Varsavia, diventando uno dei sistemi più accreditati ed efficienti nel mondo con oltre 4.600 biciclette e 316 stazioni in tutto il Paese. Oppure i taxi ibridi e i servizi di car e scooter sharing a Madrid, rigorosamente elettrici. Così come i vari Uber o Cabify. Per non parlare di città come Vienna e Porto dove non esistono i tornelli agli ingressi delle metropolitane e i cittadini sono chiamati al buon senso e alla civiltà per timbrare i biglietti.

Insomma, stiamo parlando di una cultura della mobilità che in Italia si fatica solo a pensare, un’idea di muoversi diversa, economica e soprattutto ecologica. Eppure ancora utopica laddove regnano ritardi e disagi quotidiani, soprattutto se ci si muove in città le cui aziende responsabili del trasporto pubblico affogano in debiti e interessi vari.
È necessario pensare ad una mobilità sostenibile. Ce lo chiederà negli anni lo stesso ambiente che oggi stiamo inquinando in maniera esasperata con l’uso spasmodico e giornaliero dei nostri veicoli. È una necessità per la Natura e soprattutto per l’uomo. È un dovere che non può essere solo considerato come un’alternativa.

Quando i trasporti funzionano, la vita d’ogni giorno si semplifica per un cittadino. Oppure continueremo aspettare che qualcosa cambi all’improvviso, per inerzia, per abitudine, così come quel pullman che speriamo sbuchi quanto prima da dietro l’angolo.

- CHI E' L'AUTORE -

*Fabio Corsaro, nato a Napoli il 19 settembre 1994, ho conseguito la laurea triennale in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Salerno con una tesi su “La cultura al tempo dei Millennials”. Specializzando in “Corporate Communication and new Media”, ho vissuto a Varsavia un’esperienza Erasmus di 4 mesi lo scorso anno presso l’Uniwersytet Warszawski ed ora sarò a Madrid fino al prossimo giugno, sempre grazie al programma di mobilità internazionale, presso la Universidad CEU San Pablo. A 19 anni ho conseguito il tesserino di giornalista pubblicista e a 20 mi è stato assegnato il ruolo di direttore responsabile del magazine di promozione culturale “Informare”. 

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