I tassi di interesse spiegati a un undicenne

Un olandese medio di soli quindici anni saprà rispondere a domande generali riguardo alle basi di economia

di Federica Sica*

Un giorno di lavoro come tutti, un mio collega gentilmente ci avvisa che il mattino seguente sarà assente: ha un appuntamento alla scuola di suo figlio. Immagino sia il tipico incontro maestro-genitore quando, con il mouse, apre il power point che mostrerà in aula a circa trenta bambini di soli undici anni.

La scritta (in olandese) ’Che cosa sono i tassi di interesse?’ illumina di rosso papavero la prima slide, affiancata dal disegno di due bambini che comprano un gelato (italiano!) e ripongono il resto in monetine in un portamonete a scatto. Sorpresa, chiedo al mio collega se sia la tipica giornata del Che lavoro fa mio padre? tanto comune nei film americani che ho visto in TV. Con un sorriso divertito, mi spiega che in Olanda è comune sensibilizzare i bambini all’importanza del denaro, alla comprensione dei tassi di interesse, all’utilizzo di carte prepagate e di credito fin da piccoli.

Mentre parla, scorro le slides sul suo computer portatile: concetti fondamentali spiegati con esempi e frasi semplici, fumetti e video realizzati appositamente.

Un personaggio un po’ buffo si meraviglia quando scopre che le monetine risparmiate il giorno precedente valgono oggi un po’ di più, e così varranno un po’ di piu’ domani e dopodomani ancora. Una ragazzina bionda con occhi azzurri compra un maglione rosa pagando con una carta prepagata, regalatale dai genitori: inserisce un PIN di quattro cifre e l’acquisto è completo. E poi veri esercizi di calcolo, per fornire la certezza matematica che il tasso di interesse - se positivo - è quel qualcosa che ti dà più monetine a fine giornata. E infine un quiz con premio in liquirizia rigorosamente olandese.

Confesso a tutti i colleghi di aver utilizzato la mia carta prepagata soltanto a vent’anni; di aver compreso qualche anno dopo la differenza tra una prepagata e una carta di credito; di aver timore che le ’banche’ fossero meno sicure delle ’poste’ e dei ’libretti’, dove chiunque conoscessi si faceva accreditare lo stipendio. Sbalorditi, mi chiedono se fossi stata un caso particolare: non lo ero di sicuro nella mia città natale, che ospitando ben sessantamila abitanti è per gli olandesi una città enorme. Mi chiedono allora come pagassimo cifre importanti senza fare un bonifico: le parole contanti e assegni scatenano una risata incredula generale, certi che sia una battuta. Li guardo e sorrido, provando una lontana sensazione di imbarazzo. Forse proprio quel giorno ho realizzato quanto il senso di rispetto per ciò che è serio e importante, nella vita, sia talmente profondo nel Paese dei tulipani da far parte del bagaglio culturale da trasmettere ai bambini fin da piccoli.

Un Olandese medio di soli quindici anni saprà rispondere a domande generali riguardo alle basi di economia, alla composizione del Parlamento Olandese e ai programmi dei partiti politici, alle conseguenze di far parte dell’Unione Europea. Idee e opinioni diverse, ma fondate su una conoscenza di base solida e comune. Come mai questa differenza abissale tra il mio Bel Paese e l’Olanda? Come è possibile che l’Italia figuri tra i Paesi con la maggior percentuale di analfabetismo funzionale? Non posso rispondere a queste domande se non analizzando la storia e la cultura profondamente diverse dei due Paesi. Posso, d’altra parte, provare a ragionare su delle piccole proposte: perchè, come gli Olandesi, non sensibilizziamo i bambini a tali importanti aspetti della loro vita da ’grandi’? Perchè non invitiamo degli esperti a parlare nelle scuole, semplicemente esponendo teorie e fatti oggettivi?

Una persona in più ad utilizzare una carta prepagata è una persona in più che combatte il mercato nero. Un bambino che comprende l’importanza del denaro sarà una persona in più a valorizzare gli sforzi dei suoi genitori, a capire che ciò che è pubblico è anche un po’ suo e quindi a rispettarlo. Un ragazzo che comprende le basi di economia e politica potrà anche contribuire con un voto più ponderato, che miri a migliorare il Paese secondo le sue convinzioni personali.

La lotta all’ignoranza è un punto cruciale per il nostro Paese e comincia sicuramente dalle scuole. E’ importante però esere coscienti che continua nelle nostre case. Se in TV la parola ’spread’ è utilizzata da qualche giornalista più e più volte, è dovere del cittadino coscienzioso cercare quella stessa parola su internet e informarsi prima di formarsi un’opinione fondata su parole altrui. E’ un lavoro continuo, fatto giorno dopo giorno, che ci migliora come persone e cittadini. Siamo noi stessi il progresso della società e il cambiamento inizia con noi, nelle piccole cose. A questo proposito, Donald Miller - CEO di StoryBrand - ha condensato questo messaggio in poche semplici parole: ’Nell’era dell’informazione, l’ignoranza è una scelta’.

- CHI E' L'AUTRICE - 

*Federica Sica, 26 anni, campana. Ho una laurea in matematica e ho vissuto come studente a Napoli, per poi seguire il programma Erasmus in Spagna. Ho iniziato a lavorare in Austria e ora mi sono stabilita in Olanda, dove lavoro per una banca. La mia esperienza all'estero è stata molto importante e formativa: mi ha aperto gli occhi e fatto notare differenze abissali tra la nostra cultura e le altre culture europee.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Archiviato in