• L'analisi / 24 aprile: Colle darà tempo, è ultima chance poi si rischia

L'analisi / 24 aprile: Colle darà tempo, è ultima chance poi si rischia

Ritorno al voto a ottobre risale nel borsino della politica

Fabrizio Finzi ROMA

Ora è il Pd a chiedere tempo al Quirinale e Sergio Mattarella lo concederà. Si tratta ovviamente di aspettare le conclusioni del giro di esplorazione di Roberto Fico e cosa dirà giovedì al capo dello Stato.

Ma ci sono due considerazioni che il Colle sta valutando. La prima è che sulla carta non esistono altre strade da percorrere per la formazione di un nuovo Governo.

La seconda è più complessa ma pesa consistentemente nello scenario d'emergenza all'esame del presidente: la possibilità di un Governo traghettatore per fare la legge di Bilancio 2019 e modificare il Rosatellum è al momento inesistente. Almeno sentendo le affermazioni dei leader degli schieramenti. Luigi Di Maio lo ha detto brutalmente oggi, Salvini lo ripete da tempo e anche Silvio Berlusconi, forse costretto dal suo alleato leghista, ha pronunciato la fatidica frase: "meglio allora tornare al voto".

Al Quirinale sono consapevoli delle difficoltà e hanno cercato di imprimere un'accelerazione la scorsa settimana. Ma da oggi dovranno mettere in preventivo un nuovo rallentamento, si spera operoso. Una "slow motion" tutta targata Pd che come ha bonariamente riconosciuto Di Maio "ha i suoi tempi che rispettiamo".

Anche la ciambella di salvataggio del Governo del presidente sembra in queste ore sgonfia. E il ritorno al voto a Ottobre risale nel borsino della politica. La mossa di Sergio Mattarella ha quindi svegliato il Pd dal torpore tattico nel quale si era cullato sin dal 4 marzo. Sul presidente della Repubblica, già estenuato dai continui "stop and go" di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, i Dem ora scaricano una nuova richiesta di non spingere sull'acceleratore. Sarà proprio il presidente pentastellato della Camera a doversi far tramite di questa nuova dilazione che si proietta prepotentemente nel mese di maggio. Sarebbero così passati 60 giorni dalle elezioni.

Il Pd sembra sorpreso di essere stato chiamato nel giro di quelli che contano per la formazione del nuovo Governo, quando invece era da almeno 50 giorni che Di Maio - in una sorta di poligamia politica - corteggiava i Dem, pur avendo dichiarato che erano una seconda scelta rispetto al vero amore salviniano. Ciò detto, se Fico constaterà che tra M5s e Pd sta nascendo una storia seria, l'esploratore non avrà altra scelta che tornare da Mattarella e dirgli: "caro Presidente, vedo una possibilità ma mi serve tempo". Quanto tempo? Qui si apre il problema: il tempo stringe, soprattutto per il Quirinale. Se poi venisse confermata l'indiscrezione che Orfini, presidente dell'assemblea, intende convocare la direzione del Pd non prima del due maggio, qualche interrogativo si pone.

Oggi lo ha sancito il segretario reggente, Maurizio Martina: "serve una direzione per valutare". E il Pd non è certo un esempio di agilità decisionale. "La direzione va preparata", dicono alcuni parlamentari Dem. In questo caos tre rimangono le certezze di Mattarella: serve un Governo di legislatura al più presto: tornare al voto subito con il Mattarellum sarebbe inutile e pericoloso; niente mandato al buio per sfidare la sorte cercando voti in Parlamento, come chiede Silvio Berlusconi. Sembra proprio l'ultima chance.

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