• L'analisi / 23 aprile: Mattarella irritato, Lega-5s solo con intesa vera

L'analisi / 23 aprile: Mattarella irritato, Lega-5s solo con intesa vera

Il tempo stringe. Mattarella invia Fico a esplorare l'ipotesi di un accordo M5s-Pd che, a sorpresa, riceve un primo via libera dal reggente Martina

Fabrizio Finzi ROMA

Dal Quirinale trapela "irritazione" per i traccheggiamenti di Matteo Salvini ed anche, in misura ridotta, di Luigi Di Maio che per settimane hanno chiesto tempo reiterando "stop and go" intollerabili di fronte alla serietà della situazione. Irritazione che uscendo dai saloni affrescati del Colle si può tradurre in umana arrabbiatura.

Da oggi Sergio Mattarella ha chiuso formalmente le porte all'ipotesi di un accordo tra Lega e Cinque stelle. Il che ovviamente non significa che ove mai si materializzasse questo benedetto accordo il presidente lo ignorerebbe. Anzi, potrebbe anche congelare l'esplorazione di Roberto Fico per vedere le carte. Ma basta comizi, dichiarazioni e tweet. Ora il percorso è istituzionale e il credito esaurito: servono "eventuali novità pubbliche, esplicite e significative", ha detto al suo secondo esploratore, il grillino Roberto Fico. In sostanza, se hanno novità chiamino il Quirinale ma si presentino solo se portano in dote una maggioranza parlamentare blindata e un premier chiaro per guidare l'esecutivo.

Quindi per il capo dello Stato da oggi l'accordo Salvini-Di Maio è su un binario morto. Si passa quindi alla seconda scelta del Movimento Cinque stelle, che è il Pd. Il presidente della Camera ha ricevuto un incarico esplorativo "mirato", speculare a quello affidato a Casellati per un Governo Centrodestra-M5s che, si ricorda al Quirinale, è quello che avrebbe la più ampia maggioranza parlamentare. Sergio Mattarella procede con linearità razionale e vuole che tutto avvenga con la massima trasparenza: valgono solo le cose che vengono dette al Quirinale. Il chiacchiericcio esterno serva per le elezioni regionali, o per le comunali che si avvicinano.

E che per il presidente non contano e non devono contare: "ormai si vota ogni due settimane", chiosano dal Colle. Il tempo stringe e così Mattarella invia Fico a esplorare l'ipotesi spericolata di un accordo M5s-Pd che, a sorpresa, riceve un primo via libera dal reggente Maurizio Martina. Si resta in attesa di capire la linea del silente Renzi e se - e quanto - le contraddizioni tra i Dem esploderanno dopo la chiamata in scena del presidente. Oltre Fico al momento c'è il buio siderale. Al Quirinale sono consapevoli delle difficoltà di ogni altra ipotesi: da quella del Governo del Presidente, al Governo di emergenza. O di qualsiasi cosa diversa da un Governo politico di legislatura. Sergio Mattarella è profondamente contrario all'idea di elezioni anticipate a breve. Già a luglio sono praticamente impossibili per tempi tecnici; ad ottobre significherebbe non fare la Legge di Bilancio 2019 e andare all'esercizio provvisorio. Il caos, insomma. E per cosa? Tutti i sondaggi mostrano che con il Rosatellum le percentuali dei partiti cambierebbero di poco. L'Italia non potrebbe reggere l'urto di altri mesi di parole, veti, litigi e consultazioni. Ma stando ai proclami di tutti i protagonisti, Salvini, Di Maio e ultimamente anche Berlusconi, meglio il voto che un "Governo di tutti".

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