L'analisi/ La settimana dal 9 al 15 aprile

Salvini-Di Maio sperano in più tempo dal Colle. Pd è solo piano B per M5S

Fabrizio Finzi ROMA

15 APRILE - Tutto fermo per il Colle che anche oggi non ottiene elementi di novità per la formazione del nuovo Governo. Di Maio e Salvini non si sono incontrati e in chiaro non si leggono aperture che possano modificare le prossime scelte del Colle. Che rimangono sostanzialmente due: un pre-incarico a Matteo Salvini (più probabile) o a Luigi Di Maio; oppure una via più felpata che prevede un incarico esplorativo a una figura istituzionale, cioè Elisabetta Casellati (più probabile) o Roberto Fico.

Ma probabilmente le antenne del Quirinale captano anche segnali sottotraccia di movimento. E questi vengono sia da Vinitaly che da ambasciatori e pontieri di Lega e Pentastellati particolarmente attivi. Domani Mattarella vola a Forlì per ricordare Roberto Ruffilli, fine studioso della politica, senatore democristiano giustiziato dalle Brigate rosse nel 1988 perchè da loro considerato "il cervello politico" di Ciriaco De Mita. Un uomo che sapeva unire piuttosto che dividere, che cercava saldature e mai rotture. Un professore che conosceva i difetti del proporzionale e predicava lontananza da "veti incrociati paralizzanti". Chissà se domani il presidente farà suo il pensiero di Ruffilli.

Intanto "in vino veritas". E' la parola d'ordine di questa strana domenica passata da Matteo Salvini e Luigi Di Maio a Vinitaly, sfiorandosi tra gli stand senza mai incontrarsi. E passa proprio attraverso il vino la conferma che il dialogo tra Lega e M5s prosegue mentre oggi i due leader si sono lanciati messaggi a distanza attraverso metafore enologiche. "Il vino fa conoscere le nostre bellezze ma è anche una grande occasione per distendere gli animi, per vedersi, per parlare, per dialogare. E' uno strumento di dialogo", assicura Di Maio sorridendo ai cronisti. Invece Salvini è più esplicito e assicura che a un troppo rigido Di Maio offrirebbe un bicchiere di "Sforzato" perché "si deve sforzare a fare qualcosa di più".

A di là delle battute il tempo stringe e Salvini e Di Maio ancora non ritengono matura la situazione al punto di incontrarsi pubblicamente per un faccia a faccia che sarebbe definitivo, o in un senso o nell'altro. Ecco perchè sperano che Sergio Mattarella gli conceda altro tempo, magari evitando un pre-incarico diretto che sarebbe ad alto rischio in questa fase. Anche se tutti si sforzano di sottolineare che le regionali del Molise e del Friuli non c'entrano con la partita del Governo, tutti le guardano. Gli ultimi sondaggi nazionali regalano a Lega e M5s risultati troppo ghiotti per essere ignorati.

Se si rivotasse subito M5s e Lega crescerebbero, il Pd è dato in crollo e Forza Italia ai minimi termini. Una bella spinta per un esecutivo a trazione Lega-M5s. Siamo quindi in una fase di svolta con trattative a tutto campo: circolano anche una serie di rumours sulla divisione dei ministeri. Ma manca ancora la quadratura del cerchio. E Di Maio riapre anche oggi al Pd, lo chiama e lo tenta sapendo che è più un'arma per spaventare Salvini e Berlusconi che un'ipotesi della realtà. E' un piano B che resta lontano lontano. Vicinissimo è invece il momento delle decisioni del presidente che già mercoledì potrebbe tirare le somme di quel poco che sta vedendo. La scelta tra le due opzioni (incarico esplorativo o pre-incarico) viene data al 50 per cento.

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