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L'analisi/11 aprile Missione Governo, niente terzo giro

Mattarella parlerà e poi deciderà quale incarico

Fabrizio Finzi ROMA

"La palla è in mano a Luigi Di Maio e Matteo Salvini". Questa è al momento l'unica strada percorribile. Di conseguenza il presidente della Repubblica si regolerà in base a quanto sentirà dalla viva voce dei protagonisti chiamati domani al Quirinale per il secondo giro di consultazioni. Ma ci sono alcune certezze: non ci sarà un terzo giro di consultazioni; Sergio Mattarella trarrà pubblicamente le somme di questa seconda tornata di incontri; poi una pausa di riflessione. Meno certo il quarto step, il più importante. Il presidente deciderà quale tipo di incarico dare in base alle informazioni che riceverà dai partiti, in sostanza sulla solidità di un'intesa generale tra il leader della Lega e il capo politico dei Cinque stelle. Resta, fortissima, l'incognita Silvio Berlusconi sul quale in queste ore le pressioni perchè accetti un ruolo defilato sono incessanti. Ci sarà a breve un incarico, quindi.

Due sono le opzioni allo studio di Sergio Mattarella e i suoi collaboratori. La prima è più rischiosa e necessita ancora di qualche passo in avanti: un pre-incarico dal sapore politico che andrebbe a uno dei due tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Più probabile al primo, come segnala anche l'agenzia americana Bloomberg e come è naturale che sia se all'interno di questo accordo si muovono ancora Giorgia Meloni e, in qualche modo, Silvio Berlusconi. Ma è un'idea che proprio non piace a Salvini che anche oggi l'ha esclusa con fermezza: "non penso che il Presidente conferirà incarichi a caso a qualcuno che non ha una maggioranza ed oggi noi non l'abbiamo", ha ribadito. Un pre-incarico che non necessariamente significa che in caso di successo sarà automaticamente Matteo Salvini a diventare premier. L'incaricato infatti dovrebbe tornare al Quirinale e spiegare al presidente con quale Governo e con quale maggioranza andrebbe avanti. E potrebbe anche, teoricamente, prospettare a Mattarella un esecutivo guidato non da lui ma da Luigi Di Maio. La seconda opzione sarebbe meno rischiosa e permetterebbe di guadagnare agevolmente più tempo, fino alle regionali del Molise (22 aprile) e del Friuli Venezia Giulia (29 aprile): un incarico a una figura terza che nell'ottica del Quirinale - e secondo tradizione - sarebbe cercata nel ristrettissimo ambito dei presidenti delle Camere. Quindi o Casellati di Forza Italia o Roberto Fico dell'M5s. Come si vede sono ore decisive e qualcosa si muove: la rapida soluzione della presidenza della Commissione speciale al leghista Molteni conferma che Salvini e Di Maio s'intendono bene. In serata poi il leader M5s ha ufficialmente tolto dalla partita la sponda del Pd, aderendo così ad una delle principali preoccupazioni di Salvini. Resta, abbiamo detto, l'incognita Berlusconi. Rumours inarrestabili disegnano un Cavaliere arrabbiatissimo, ferito nell'orgoglio, in difficoltà. Sarà dirimente sapere cosa il centrodestra dirà domani al Quirinale e cosa, subito dopo, alle telecamere assiepate davanti allo studio del presidente. Intanto fuori soffiano venti di guerra. La giornata si è chiusa con uno scontro tra quel che rimane del Governo Gentiloni e Matteo Salvini sulla crisi siriana. Prime prove di Governo sovranista, anche se Di Maio si è mostrato più prudente. Non è da sottovalutare il fatto che nella partita del Governo possa deflagrare la politica estera. Paradossalmente, una partecipazione seppur minima di ministri di area berlusconiana con "standing internazionale" e affidabilità atlantica potrebbe non dispiace all'europeista Mattarella. Un presidente del Parlamento europeo in squadra nessuno lo potrebbe rifiutare e rassicurerebbe i mercati.

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