Matteo Salvini

Matteo Salvini, è stato il primo segretario federale della Lega non della generazione dei fondatori, ma e' proprio all'ombra di quella generazione che e' politicamente nato e cresciuto. Sotto la Madonnina, dove si e' sposato due volte e avuto due figli, si e' fatto largo in una Lega che ha sempre avuto il suo baricentro, ideale ed elettorale, piu' nell'hinterland e nelle Prealpi che nel cuore della metropoli.

Diciannove anni filati nel Consiglio comunale, per un politico che all'anagrafe ne ha compiuti 44, rappresentano una vita spesa sotto la bandiera del Carroccio. Ha iniziato in maggioranza nel 1993 quando Milano ha avuto il suo primo sindaco leghista, Marco Formentini, e ha chiuso nel 2012 all'opposizione di Giuliano Pisapia.

La sua formazione sul campo e' stata li', fra banchetti, mozioni, trasmissioni su Radio Padania e sopralluoghi a sorpresa nei campi rom, oltre che fra i tifosi del Milan. E se oggi vuole allearsi con Marine Le Pen, nel 1996 al 'parlamento del nord' capeggiava i Comunisti padani. A portarlo in politica, una folgorazione per Umberto Bossi.

Ma il Senatur e' anche il maestro da cui ha dovuto emanciparsi, dopo che le divisioni fra il 'cerchio magico' di Gemonio e i 'barbari sognanti' di Maroni avevano trasformato i rapporti nella Lega, ancora prima che arrivassero le inchieste giudiziarie.

L'Europa è tra i suoi primi bersagli. Del resto la conosce bene, Salvini, che e' anche parlamentare europeo dal 2009. E prima ancora lo era stato fra 2004 e 2006.

A Roma, eletto alla Camera nel 2008, e' durato un anno, anche per le polemiche sulle sue uscite. L'idea, in tema di immigrazione, di riservare vagoni della metro ai milanesi. Ma anche il video di una festa a Pontida in cui intonava cori contro i napoletani. Una serie di scivoloni che nelle sezioni leghiste sono state pero' medaglie al petto di Salvini. 

Matteo Salvini ha conquistato il secondo mandato da segretario federale della Lega Nord, il 14 maggio 2017, con la stessa percentuale di tre anni e mezzo prima contro Umberto Bossi: ha vinto le primarie con l'82,7% dei voti dei militanti, battendo nettamente lo sfidante Gianni Fava. "Viene confermato il progetto della Lega, per portare un programma di sicurezza e autonomia in tutta Italia, da Nord a Sud", ha commentato Salvini, ringraziando i leghisti alla festa del movimento di Bonate Sopra, vicino a Pontida, dove ha festeggiato la vittoria ed è stato acclamato dai sostenitori come futuro premier.

Il leader leghista ha indicato subito il prossimo obiettivo, senza ancora sciogliere il nodo delle alleanze: "Mandare a casa Renzi, Alfano, Boschi e Boldrini, bloccare l'invasione clandestina in corso, rilanciare lavoro e speranza in Italia". Ma la prima grana da risolvere, ce l'ha in casa. Proprio Bossi, andando a votare nel seggio di via Bellerio per Fava, ha infatti sostenuto che la vittoria di Salvini "è la fine della Lega", perché ne snatura la vocazione nordista. Critica nota, ma stavolta il fondatore del Carroccio ha aggiunto sibillino: "Io potrei valutare la situazione". Bossi non ha citato la parola scissione, vorrebbe evitare di farlo. Ma ha spiegato: "Ci sono migliaia di fuoriusciti ed espulsi dalla Lega che hanno messo assieme un partito abbastanza grande e stanno attorno a Roberto Bernardelli (un ex Serenissimo): io potrei valutare la situazione, perché sono per continuare la battaglia per la liberazione del Nord. E non permetterò che il Nord venga tradito per qualche sedia in più".

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