Liliana Segre

La fuga, l'arresto, il lager. Testimone solo dopo lungo silenzio

Testimone della Shoah, sopravvissuta all'orrore di Auschwitz, ebrea italiana colpita dalle Leggi razziste volute da Benito Mussolini duce del Fascismo e firmate da re Vittorio Emanuele III: Liliana Segre, 88 anni, è nata a Milano il 10 settembre del 1930 in una famiglia ebraica laica, figlia di Alberto e Lucia Foligno, che muore quando lei ha meno di un anno. Una ragazza italiana come tante su cui nel 1938 si abbatte la violenza vergognosa della discriminazione razziale. Da allora nulla sarà come prima per tanti ebrei italiani come Liliana, che a 8 anni viene espulsa dalla scuola.

Alla discriminazione segue la persecuzione. Nei primi giorni del dicembre del 1943, Segre con il padre e due cugini prova a scappare in Svizzera. "Fu la prima volta che sentii questa parola: 'scappare'. Scappare - ha raccontato nel 'Libro della Shoah italiana' di Marcello Pezzetti (Einaudi) - è così terribilmente negativo come termine... è un ladro che scappa, è qualcuno inseguito che scappa. Beh, noi non eravamo ladri, ma certamente eravamo inseguiti". Catturata dai gendarmi svizzeri, viene rispedita in Italia: arrestata, è richiusa prima nel carcere di Varese, poi in quello di Como e infine a Milano, a San Vittore, dove rimane per 40 giorni. Nel gennaio successivo viene consegnata alle SS e deportata con il padre in Germania: internata nel campo di sterminio di Birkenau-Auschwitz, è rinchiusa nella sezione femminile insieme ad altre 700 ragazze e 60.000 donne di tutte le nazionalità. Le viene imposto un numero di matricola tatuato sul braccio (n.75190): non ha ancora 14 anni.

Il padre viene ucciso il 27 aprile del 1944. Nel 1945 i nazisti, in fuga dall'avanzata dell'Armata Rossa, sgombrano il campo trasferendo verso la Germania Liliana e altri 56.000 prigionieri nella terribile 'Marcia della Morte'. Internata prima nel campo femminile di Ravensbruck e poi in quello di Malchow, nel nord della Germania, la ragazza italiana viene liberata dai sovietici il 30 aprile del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati ad Auschwitz, la Segre è tra i soli 25 sopravvissuti. Rientra a Milano nell'agosto del 1945. Ci sono voluti 45 anni a Liliana per "rompere il silenzio" sulla Shoah, come è accaduto a molti sopravvissuti: solo nel 1990 comincia a raccontare incontrando studenti e professori. Da allora non si è più fermata. "Spero che almeno uno di quelli che hanno ascoltato oggi questi ricordi di vita vissuta - ha detto in sua testimonianza - li imprima nella sua memoria e li trasmetta agli altri, perché quando nessuna delle nostre voci si alzerà a dire 'io mi ricordo' ci sia qualcuno che abbia raccolto questo messaggio di vita e faccia sì che 6 milioni di persone non siano morte invano per la sola colpa di essere nate. Altrimenti tutto questo potrà avvenire nuovamente, in altre forme, con altri nomi, in altri luoghi, per altri motivi. Ma se ogni tanto qualcuno sarà candela accesa e viva della memoria, la speranza del bene e della pace sarà più forte del fanatismo e dell'odio". 
   

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