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Emilia Romagna terza regione per export, +6,7 nel 2017

Sace Simest, il potenziale della regione è ancora più ampio

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BOLOGNA, 15 MAG - Effetto Trump, rischio di guerre commerciali e violenza politica. In un momento di ripresa dell'economia globale, permangono alcuni elementi di instabilità che le imprese dell'Emilia-Romagna - terza regione italiana esportatrice, con quasi 60 miliardi di beni venduti all'estero - non possono sottovalutare. Export e internazionalizzazione continueranno ad essere fattori fondamentali per la crescita, ma hanno bisogno di migliori soluzioni per proteggere il business e rafforzare la competitività. Quali solo le occasioni da cogliere sul mercato e su che aree geografiche puntare sono i temi affrontati nel corso del convegno "L'export dell'Emilia-Romagna tra dazi, Trump e instabilità geopolitica", organizzato da Sace Simest, il polo dell'export e dell'internazionalizzazione del gruppo Cdp, in collaborazione con Confindustria Emilia-Romagna, in occasione della tappa bolognese del roadshow per presentare la Country Risk Map 2018. Al centro dell'evento, le testimonianze delle aziende protagoniste dell'export bolognese: Ducati Energia, Ferretti Group e Mae, da tempo in stretti rapporti con il gruppo Sace Simest, che solo nell'ultimo anno ha servito 1.600 aziende dell'Emilia-Romagna, mobilitando circa 1,4 miliardi di euro di risorse a sostegno di export e investimenti all'estero. Secondo lo studio il 2017 è stato un anno positivo per le esportazioni del territorio, in aumento del 6,7% rispetto all'anno precedente. Alcuni settori hanno registrato tassi di crescita anche superiori, come la meccanica strumentale, che conta circa il 30% del totale venduto all'estero e che ha fatto segnare un +7,1%. Hanno chiuso con il segno più anche il secondo e il terzo settore di esportazione della regione: mezzi di trasporto (+6,3%) e tessile e abbigliamento (+4,9%). L'anno passato è stato favorevole anche per prodotti in metallo (+11,4%) e chimici (+10,9%), apparecchi elettronici (+14,7%) e elettrici (+7,9%). Tra i principali paesi a cui sono destinati i prodotti emiliano romagnoli, nel 2017 sono aumentate le esportazioni verso la Francia (+9,1%), la Spagna (+8,6%), la Polonia (+12,8%), la Cina (+20,4%) e la Russia (+13,9%). Sono invece emerse difficoltà nei mercati dell'area Medio Oriente e Nord Africa e nell'Africa subsahariana: paesi con economie poco diversificate che risentono ancora dei prezzi bassi delle materie prime. Come evidenzia la Country Risk Map, per il futuro le migliori opportunità arriveranno dalla Cina, dagli Emirati e dalla Repubblica Ceca per quanto riguarda la meccanica strumentale; per i mezzi di trasporto dagli Stati Uniti e dal Giappone; per il tessile e abbigliamento dalla Polonia e dalla Corea del Sud; per i prodotti alimentari dalla Romania e dalla Polonia; per l'industria della gomma e della plastica dalla Spagna e dalla Cina. "L'Emilia-Romagna è un motore importante dell'export italiano - ha dichiarato Alessandro Decio, ad di Sace -. Crediamo però che il potenziale della regione sia ancora più ampio, grazie alle eccellenze in tanti settori, a una economia viva e diversificata. Coltiviamo l'ambizione di mettere a disposizione di un numero maggiore di imprese emiliane e romagnole le soluzioni Sace Simest, con l'obiettivo di continuare su questo percorso di crescita che speriamo possa accelerare di più quest'anno". Per Alessandra Ricci, ad di Simest, "l'Emilia-Romagna è di primaria importanza, oltre un quinto del nostro portafoglio partecipazioni in progetti di internazionalizzazione riguarda imprese della regione. Si tratta di 50 acquisizioni di quote di capitale, per un controvalore complessivo di 127 milioni di euro. I principali settori sono l'alimentare, la meccanica, il metallurgico e i servizi".

In collaborazione con:
Sace

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