• Export: Sace, Veneto corre, in 2017 +5,1%,secondo in Italia
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Export: Sace, Veneto corre, in 2017 +5,1%,secondo in Italia

C'è timore per i dazi ma ci saranno opportunità

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PADOVA - Nonostante le incertezze e il clima di tensione, nel quadriennio 2018-2021 l'export italiano continuerà ad avanzare a un tasso medio del 4,5% annuo, sfiorando i 500 miliardi di euro nel 2019 e superando i 540 miliardi nel 2021. E l'export veneto viaggia al di sopra della media.

La rassicurazione arriva dal Rapporto Export 2018 di Sace Simest (gruppo Cdp), presentato oggi a Stra (Venezia) nell'ambito del convegno "L'export del Veneto tra dazi, Trump e instabilità geopolitica" con le testimonianze di ICI Caldaie, Rigoni di Asiago e Stevanato Group.

Nel 2017, Sace Simest ha servito 2.700 aziende venete, che hanno ricevuto 650 milioni di euro a sostegno di export e investimenti all'estero. Se l'export del Nordest e' cresciuto del 6,6% per un totale di quasi 85 miliardi, il Veneto si conferma seconda regione italiana con una crescita del 5,1% e 61 miliardi di beni venduti. Tra i settori trainanti spicca quello dell'apparecchiatura elettrica, che cresce del 10,3% e pesa per l'8% del totale; l'export veneto inoltre cresce in tutti i principali mercati a partire dalla Russia (+12,8%), compresi quelli meno esplorati come l'Asia (+4,3%).

Nei prossimi quattro anni il Veneto potrà crescere soprattutto in Cina, India, Vietnam e Filippine, ma anche nei mercati emergenti latinoamericani come Brasile e Perù. "La ripresa del Pil regionale e dell'occupazione e' in gran parte legata all'export, una situazione che in Veneto non si vedeva da molti anni", commenta Beniamino Quintieri, presidente di Sace, che invita le imprese a mantenere la calma: "In questa fase - prosegue - c'e' il timore che il continuo rimbalzo di misure sui dazi si trasformi in una guerra commerciale, con l'ipotesi che la fase ciclica espansiva sia arrivata al culmine e vada incontro a un rallentamento o a un'inversione di tendenza. In realta' ci saranno piu' opportunita' e le imprese italiane dovranno cercare di coglierle. L'Italia e' cresciuta molto in settori come chimica e farmaceutica, dove non era specializzata: questo lascia presupporre una maggiore diversificazione del tessuto produttivo italiano. E rispetto ad altri paesi europei, le imprese italiane sono quelle che hanno saputo diversificare di piu' come mercati di sbocco".

"In questo momento si aprono rischi - conferma Alessandra Ricci, ad di Simest - ma anche grosse opportunita'. Il modo per aggirare il tema dei dazi è quello di investire direttamente all'estero. In passato molte aziende hanno puntato sul Brasile e sulla Cina, che per noi resta il Paese col maggior numero di partecipazioni, ma ora la presenza si sta spostando verso gli Stati Uniti, dove il richiamo di investimento e' molto forte ed e' cominciato gia' nell'era pre-Trump".

In collaborazione con:
Sace

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