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G7 Università: Paul Boyle esalta 'l'incontro delle menti'

Rettore Leicester ad Ansa: 'Vitale cooperare, anche dopo Brexit'

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LONDRA - Il professor Paul Boyle è rettore (President and Vice-Chancellor) della University of Leicester, storico ateneo britannico nell'omonima città delle Midlands, in Inghilterra centrale, nota fra l'altro per le industrie tessili, per l'elevato tasso di presenza d'immigrati di varia nazionalità e origine, per aver dato sepoltura ai resti ritrovati di Riccardo III, per il recente 'miracolo' calcistico, ma pure per la sua tradizione universitaria. L'Ansa lo ha intervistato in vista del 'G7 delle Università' in programma a Udine.

Domanda: Professor Boyle, qual è il significato di un G7 dei rettori?

Risposta: E' vitale che i vertici universitari siano coinvolti in attività di cooperazione globale come questa perché le istituzioni accademiche formano oggi i leader di domani. E' nell'incontro fra le menti che nascono le grandi idee. I nostri studenti sono coloro che guideranno il mondo nel XXI secolo e devono uscire dalla nostre istituzioni come cittadini globali, attrezzati con la conoscenza e gli strumenti necessari ad affrontare le questioni e le sfide del futuro.

D.: Come e' possibile promuovere l'interscambio culturale e la condivisione delle attività di ricerca fra i Paesi più industrializzati attraverso queste riunioni? E come allargarle anche a Paesi meno fortunati?

R.: L'Università di Leicester si basa sull'idea di una ricerca multidisciplinare di livello mondiale in diverse aree e punta a connettere i suoi studenti con le migliori menti su scala globale. Il G7 delle Università è particolarmente utile poiché è un buon palcoscenico per sollecitare i leader politici a sostenere i nostri programmi in favore di 'una università per tutti'. E tutti significa tutti, non solo i Paesi ricchi, visto che la nostra ricerca e il nostro insegnamento trascendono i confini. Del resto, viviamo sempre più in un villaggio globale, grazie all'avanzamento delle tecnologie. E abbiamo bisogno di mobilitare i cervelli di un'intera generazione globale per affrontare le sfide che abbiamo di fronte e trovare le risposte opportune sul piano politico, sociale, scientifico ed economico.

D.: Si può trovare un equilibrio fra la necessita' di stimolare le esperienze all'estero dei giovani ricercatori in modo da permettere loro di crescere e quello di contenere la 'fuga dei cervelli' che rischia d'impoverire alcuni Paesi?

R.: Nel mondo interconnesso di oggi i rischi della cosiddetta fuga dei cervelli sono largamente sopravanzati dai benefici di un interscambio aperto di ricercatori e studenti. Non è possibile ingabbiare le menti curiose in un singolo luogo. E la conoscenza non s'impoverisce se ci si sposta da un Paese all'altro per studiare, al contrario diventa più accessibile a tutti e permette di far avanzare la comprensione reciproca.

D.: Il tema delle fake news e delle informazioni incontrollate che girano in particolare sulla rete ha un impatto anche sulla cultura scientifica e sull'educazione in genere delle giovani generazioni? Come farvi fronte sfuggendo a misure repressive o a un atteggiamento meramente dogmatico?

R.: Le università devono essere luoghi in cui le 'verità accettate' possono essere messe tutte in discussione. La vera accademia incoraggia sempre gli interrogativi e le sfide, e a Leicester come altrove ci teniamo a farlo.La scienza in particolare non ha nulla da temere e molto da insegnare, e se le università sopravvivono da mille anni è perché le società ne riconoscono il valore come luogo per addestrare le intelligenze a porre domande. Quanto poi alla fake news, non sono un fenomeno nuovo: l'unica novità riguarda la rapidità e l'ampiezza con cui possono propagarsi grazie alle nuove tecnologie. 

D.: Quanto la Brexit può pesare sul futuro della scienza, della formazione e della ricchezza accademica in Gran Bretagna?

R.: In primo luogo va detto che università come quella di Leicester sono già globali, oltre i confini europei. Basti pensare che per esempio abbiamo appena inaugurato un nuovo campus scientifico distaccato in Cina. Nello stesso tempo la UUK, l'organismo che rappresenta gli atenei del Regno Unito, ha sottolineato come sia importante assicurare, nell'ambito dei negoziati per la Brexit, che il nostro Paese mantenga l'accesso anche alle reti d'interazione europea nella ricerca, senza dimenticare che la nostra cooperazione accademica con Germania e Francia resta superiore a quella con qualsiasi altro Paese. Se dunque da un lato è vitale che il Regno Unito colga ogni opportunità per avere uno sguardo davvero globale, dall'altro non si può sottostimare l'importanza della collaborazione con i partner dell'Ue. Anche quando la Brexit diverrà realtà.

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