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Mostre: a Venezia "De America" di Vedova, scontro situazioni

Ciclo al Magazzino Sale fino al 26/11,progetto Fondazione Vedova

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VENEZIA  - I dipinti, i disegni, gli album di studio di Emilio Vedova sono tessuti di "scontri di situazioni", di "immagini del tempo", di intime lacerazioni, di forti proteste, di segni, parole, frasi tese a dare testimonianza della sue "antenne" alzate sul mondo. Opere dove la dimensione politica, sociale, umana, è costante, siano esse testimonianza dei viaggi con l'inseparabile moglie Annabianca alla scoperta degli Stati Uniti, e più in generale del continente America, o del dramma che si consuma nei vicini Balcani con la guerra fratricida degli anni '90.
Un "filo rosso" - a dirla con le parole del presidente della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Alfredo Bianchini - lega così il ciclo dei grandi quadri di "De America", in mostra al Magazzino del Sale, dal 18 giugno al 26 novembre, alle opere esposte in contemporanea allo Spazio Vedova, qualche decina di metri più in là alle Zattere, dove c'è "Tondo (Golfo, Mappa di Guerra)" del 1991 o "Chi Brucia un Libro Brucia un Uomo" del 1993 destinato alla Biblioteca di Sarajevo, poco prima data alle fiamme.


Le 14 tele di "De America" - un ciclo composto anche di disegni e grafiche - sono state realizzate dall'artista tra il 1976 e il 1977 e presentate in parte movimentate dalla 2macchina2 progettata da Renzo Piano. Sono opere tutte in bianco e nero che "dopo decenni di dialogo con personalità della cultura statunitense, viaggi, e di rapporti con le università, da Washington a Philadelphia, riflettono il legame espressivo di vedova con l'arte americana". Fin dagli anni '40 l'artista è in costante relazione con i linguaggi più innovativi della ricerca artistica oltre Oceano, da Jackson Pollock a Franz Kline, promossi dalla collezionista e mecenate Peggy Guggenheim, che nella città lagunare aveva deciso di vivere e fare base per la sua collezione. Ma più in generale - come ricorda Bianchini - l'esperienza del primo viaggio negli States "fu quasi traumatica perché, si potrebbe dire, 'scoprì l'America' e una grande democrazia (pur con limiti notevoli: basti pensare allo scontro razziale). Un'America che lo segnò profondamente costringendolo a una rivisitazione, anche sul piano ideologico, della sua esperienza politica e che soprattutto iniziò a stimolare un percorso artistico che cominciò con una forte produzione grafica". Nel 1973 un altro viaggio e tre anni dopo l'esplosione dell'esperienza con i dipinti di "De America". In autunno, la ricerca su Vedova e le Americhe si arricchirà di uno studio - oltre 650 pagine - frutto della collaborazione tra Fondazione Vedova e Galleria dello Scudo di Verona. Ma lo "scontro di situazioni" - titolo di tanti lavori, tra cui un gigantesco dipinto che andrà alle Gallerie dell'Accademia, come un altro intitolato "Immagine del tempo 1957" - di vita vissuta "giorno dopo giorno" come la scritta presente nello studio dell'artista veneziano, ha portato la Fondazione ad esplorare anche un tema forte e controverso come il clima, attraverso una specifica realtà di ricerca che troverà posto in un edificio lungo la Riviera del Brenta.

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