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Confcooperative, 4.0 crea nuovo lavoro ma serve formazione

Imprese digitali crescono più al Sud, favorito il turismo

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ROMA - La spinta all'innovazione della rivoluzione 4.0 ha creato nuove opportunità per le imprese, generando un'offerta di prodotti e servizi inediti e decretando la nascita di nuovi profili professionali in grado di interpretare i potenziali di sviluppo e di cambiamento. Nel 2016 "sono stati piu' di 62.000 i posti di lavoro vacanti nel campo dell'Ict (Information and Communications Technology), un dato in aumento del 30% rispetto al 2015". Sono questi i principali risultati del focus Censis Confcooperative '4.0 la scelta di chi gia' lavora nel futuro' presentato oggi da Andrea Toma del Censis e da Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative. Impresa, lavoro e mercato. Su questi tre elementi e sull'influenza che la rivoluzione 4.0 ha su di loro si è concentrato il lavoro del Censis. "Dai dati sulle imprese digitali che abbiamo messo in fila abbiamo trovato molti tassi di crescita che nella parte più tradizionale dell'economia non si riscontrano", ha fatto notare Andrea Toma sottolineando che grazie a queste imprese "si stanno aprendo delle opportunità per molti, siamo ottimisti e ragioniamo in ottica di una ripresa 4.0". L'innovazione crea quindi nuove possibilità di lavoro, per coglierle però servono maggiori investimenti in formazione. "Le persone più qualificate saranno quelle che potranno cogliere le opportunità della rivoluzione 4.0. Questo ci deve portare a un investimento straordinario in formazione e innovazione perché tutti siano in condizione di capitalizzare le opportunità". Ne è convinto Maurizio Gardini che sottolinea l'importanza di una rivoluzione 4.0 "dal volto umano che non lasci indietro nessuno". Il presidente di Confcooperative ricorda poi che in Italia, "solo l'8,3% dei lavoratori sono impegnati in programmi di formazione permanente (Lifelong learning ndr), siamo al di sotto della media europea che è del 10,8%", e per questo motivo "dobbiamo fare molto di più, formare non è una spesa, ma un investimento sul futuro del paese".

La maggiore concentrazione di offerte di lavoro legate all'innovazione si osserva per la figura del developer, lo sviluppatore di applicazioni web, "con oltre 26 mila vacancies presentate, un incremento del 23,8% fra il 2015 e il 2016 e una quota sul totale dei profili piu' richiesti del 42,5%. Segue a distanza la figura dell'analista di sistemi informativi con 8.800 richieste e un differenziale del 29,6% sul 2015", continua lo studio Censis Confcooperative. In termini di peso relativo, oggi in Italia, "su 100 occupati 3,3 sono riconducibili alle professioni Ict, mentre solo 1 su 100 è un professionista Ict a elevata qualificazione", fa notare lo studio. In termini assoluti, invece, l'occupazione nelle professioni Ict ha raggiunto nel 2016 "le 755 mila unità, con un incremento di 82mila addetti rispetto al 2011: in sei anni, mentre l'occupazione totale rimaneva pressoché stazionaria, nel perimetro delle professioni Ict gli addetti sono aumentati del 12,2%". Gli specialisti di questo settore "sono oggi 234 mila, con un incremento di circa 80 mila nei sei anni considerati: fra il 2011 e il 2016, sono cresciuti del 52%".

L'innovazione spinge anche i consumi, ma fra i settori più favoriti dallo sviluppo del digitale c'è sicuramente il turismo. Nel 2016 "su 100 prenotazioni di viaggi con pernottamento in esercizi ricettivi in Italia, 54 sono stati 'intermediati' dal web, ma la percentuale sale al 57% nel caso dei viaggi prenotati per vacanza, con 7 punti in più rispetto al 2015", si legge nel focus Censis Confcooperative secondo il quale il digitale "è un fattore di novità che è entrato silenziosamente, ma prepotentemente nella vita di tutti i giorni per milioni di consumatori". A fronte di un aumento del potere d'acquisto delle famiglie italiane "che nel 2016 è cresciuto dell'1,6% rispetto al 2015", e del valore dei consumi "che segna un ulteriore aumento dell'1,5%, se confrontato con l'anno precedente", prosegue lo studio, l'ammontare degli acquisti online "si è progressivamente esteso con incrementi a due cifre fra il 2014 e il 2017. In quest'ultimo anno l'incremento è stato del 16,9% e ha portato il valore dell'E-Commerce a 23,6 miliardi di euro, il 38% dei quali e' riconducibile ad acquisti on line collegati al turismo che sono stimati in crescita dell'8,5% nel 2017 rispetto al 2016". La rivoluzione 4.0 è anche una "straordinaria opportunità di valorizzazione dei territori che possono farsi conoscere ed essere attrattivi", ha fatto poi notare Maurizio Gardini sottolineando che questa ricerca smonta il luogo comune di un Mezzogiorno che va al rallentatore. Campania, Sicilia e Puglia risultano infatti tra le prime quattro regioni italiane dove negli ultimi 6 anni c'è stata la maggiore crescita di imprese digitali (quelle dedite ad esempio alla produzione di software, e altre attività connesse a telecomunicazioni e commercio al dettaglio attraverso la Rete). In Campania "le imprese digitali sono cresciute del triplo rispetto al Piemonte e risultano staccate del 10% Veneto, Toscana, Emilia Romagna e Lombardia", continua la studio Censis Confcooperative aggiungendo che tra il 2011 e il 2017 "la crescita maggiore di imprese digitali si è avuta in Campania con un incremento del 26,3%, in Sicilia con il 25,3%, nel Lazio con il 25,1% e in Puglia, 24,2%". Anche spostando il confronto dalle regioni alle macro aree il risultato non cambia, nello stesso periodo, "il Mezzogiorno è quello con il più alto tasso di crescita di imprese digitali, +21,9%; seguito dal Centro con un incremento del 20,7%, mentre al Nord si osserva un'estensione della base produttiva del 14%", conclude lo studio.

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