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Welfare: Anedda (Cnpadc),secondo pilastro sistema previdenza

a Verona "Previdenza in tour" Cassa Previdenza Commercialisti

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VERONA - "Si parla di previdenza e si pensa immediatamente alle pensioni, salvo forse oggi capire che il welfare e l'assistenza in linea generale può essere veramente un secondo pilastro importante di tutto il sistema previdenziale". Lo ha detto Walter Anedda, presidente della Cassa Nazionale di Previdenza dei Dottori Commercialisti (Cnpadc), in occasione di "Previdenza in tour", l'annuale appuntamento organizzato da Cnpadc che ha fatto tappa alla Dogana Veneta di Lazise (Verona). "Welfare dei professionisti" è il titolo dell'evento, che ha approfondito i temi della sostenibilità e dell'adeguatezza legati alla tutela della salute, attraverso il contributo di esponenti del mondo accademico, della politica, delle istituzioni.

"Fino ad oggi - ha spiegato Anedda - si ragiona sul fatto che gli iscritti a qualunque ente di previdenza versano i loro contributi, chiaramente con la speranza di arrivare ad un giorno in cui potranno percepire la pensione. Dopo di che per il resto della loro vita utilizzeranno la pensione per far fronte a quelle che sono le necessità". "Il problema - ha aggiunto - è che naturalmente è cambiato tutto. Oggi si vive molto più a lungo, le spese che si sostengono da pensionato possono essere maggiori per quanto riguarda l'aspetto sanitario, assistenziale, domiciliare. Ecco quindi il ragionamento sull'affiancare al trattamento pensionistico anche una serie di servizi assistenziali, che oltretutto la Cassa paga sul mercato molto meno di quanto pagherebbe il pensionato. E qui l'effetto leva è fondamentale".
La Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Dottori Commercialisti ormai ha raggiunto quota 70mila iscritti, con un incremento di oltre duemila iscritti ogni anno. Nel 2006 erano 45mila, dieci anni prima 22mila e nel 1994, primo anno di privatizzazione della Cassa, gli iscritti erano 16.190. I pensionati nel 2016 erano in totale 7.251, con un incremento dai 200 ai 300 ogni anno ed un rapporto iscritti/pensionati in progressiva diminuzione: nel 2016 si è attestato a 9,1 dottori commercialisti attivi ogni pensionati, nel 1994, quando la Cassa venne privatizzata, il rapporto era 5,3. E durante il convegno è stato sottolineato che nel settore della previdenza privata tutte le Casse ormai si muovono all'unisono su un concetto similare di welfare, tuttavia il presidente Anedda ha evidenziato che Cnpadc "ha un vantaggio: di avere una popolazione anagraficamente giovane, che ci permette di guardare assolutamente con favore al futuro e, aggiungo, una professione che ha fatto dell'evoluzione uno dei suoi punti di forza". "Dico sempre - ha continuato - di evolversi per non dissolversi, cioè la necessità di adattarsi a quelli che sono i mutamenti del mercato, i cambiamenti della società civile". "La previdenza - ha concluso - vede al futuro e noi dobbiamo essere in grado di adattarci, altrimenti sarà difficile anticipare questi mutamenti".

All'incontro, moderato dal giornalista Mario Sechi, sono intervenuti Marianna Cavazza, dell'Osservatorio sui Consumi privati in sanità - SDA Bocconi, Antonio Golini, professore di demografia all'Università La Sapienza di Roma, Mauro Marè, presidente di Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione) e Francesco Matteoli, direttore di Casagit, la Cassa autonoma di assistenza integrativa dei giornalisti italiani.

"Ormai al mondo privato - ha spiegato Matteoli - viene delegata la costruzione di un secondo cosiddetto pilastro, fondamentale e indispensabile da affiancare a quello che ci può dare oggi il Servizio Sanitario Nazionale e tutte le altre coperture di natura pubblica che riguardano lo stato della malattia, in particolare la non autosufficienza, che ritengo sia nel futuro uno dei problemi più grossi e importanti in Italia". "E proprio in questa logica - ha proseguito - ecco che eventi di questo tipo, che radunano esperti che sanno di che cosa stiamo parlando, possono costruire una cultura su questi temi, che devo dire manca, perché oggi purtroppo la cultura dell'italiano medio è quella di pensare versare in un fondo o in una Cassa dei soldi per poi riprenderli in qualche maniera". "Non pensano che invece è un investimento che consentirà in futuro di avere della prestazioni nei momento in cui ne avrà bisogno" ha concluso il direttore Casagit.

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