Di Maio lancia vertici collegiali ma M5S è spaccato

Infuria dibattito su facilitatori e Regioni,nodo dialogo con Pd

Un vertice collegiale, che tenga assieme le diverse anime del Movimento e che ne eviti l'implosione, il cui rischio è finito anche sulle pagine del New York Times. Da qui agli Stati Generali, appuntamento chiave per la storia del M5S, sarà soprattutto questa la missione di Luigi Di Maio. La leadership del Movimento, in ogni caso, è destinata a cambiare forma e interpreti.

Ma per i vertici l'obiettivo è rendere il meno traumatico possibile questo cambio, isolando chi, nelle prossime settimane, vuole andare allo scontro prima dell'appuntamento di metà marzo. Del resto, da quando gli Stati Generali sono stati definiti dallo stesso Di Maio come il momento della svolta, nel Movimento le fazioni sono più che mai fluide e si è aperto quello che di fatto è un vero e proprio congresso.

Con un'incognita, su tutte: chi sarà a guidare il Movimento del futuro? Elemento sul quale, dalla Calabria, Di Maio certifica ciò che i rumors di Palazzo evocavano da giorni: l'idea di un vertice collegiale che sostituisca la figura unitaria del leader. "Gli stati generali serviranno per mettere finalmente in piedi una nuova carta dei valori e anche un'organizzazione più efficace perché da solo il capo politico non ce la può fare", sottolinea il ministro.

L'identikit di questo nuovo vertice sarà il vero rebus sul quale ci si concentrerà dentro e fuori il Movimento. Anche perché, dai nuovi volti dipenderà la direzione politica dei Cinque Stelle e, soprattutto il suo rapporto con il Pd. Con una parte cospicua dei "big" - da Stefano Patuanelli a Roberto Fico, con Beppe Grillo dietro le quinte - che non nasconde più l'intenzione di un restyling "riformista" del Movimento ed un'altra parte che vorrebbe i Cinque Stelle fermi sulla linea della terza via - tra Pd e Lega - portata avanti già alle elezioni del 4 marzo.

Molto dipenderà anche da chi affiancherà (o succederà) a Di Maio, che per altro oggi ha ribadito "governare con l'uno o l'altro per me è uguale, mi interessano i risultati, mi interessa chi mi fa fare le leggi". Intanto, l'incontro tra il leader e la sindaca di Torino Chiara Appendino non è passato inosservato e potrebbe essere anche frutto della scelta della città della Mole come sede degli Stati Generali.

Ma nessuno, chiaramente, per ora si espone. "Il successore di Di Maio? I nostri leader sono i temi", sottolinea Danilo Toninelli. Lunedì, però, sarà già un giorno di scelte. Gli iscritti voteranno i facilitatori regionali e i candidati a governatori in vista delle Regionali di maggio-giugno. Tra i primi a farsi avanti come facilitatori parlamentari Elena Botto (in Liguria) o Eugenio Saitta (in Sicilia).

Ma l'ultima parola resterà ai vertici. Così come, sul candidato a governatore, peserà comunque la scelta del Movimento se andare o meno in alleanza con il Pd. E se nelle Marche la scelta è correre da soli, in Regioni come la Liguria il dibattito è apertissimo. Nel frattempo, anche Di Maio scende in campo in Calabria a sostegno di Francesco Aiello. Ma il traguardo è lontano. "Comunque vada saremo per la prima volta in Consiglio regionale", è il bicchiere mezzo pieno che, da Lamezia Terme, offre Di Maio ai militanti.

Intanto lo staff grillino smentisce le indiscrezioni di stampa che vedrebbero Di Maio fare un passo indietro da tesoriere o impegnato a organizzare una 'nuova Cosa grillina'. "Smentiamo le varie ricostruzioni giornalistiche secondo cui il capo politico M5s Luigi Di Maio avrebbe intenzione di lasciare la carica di tesoriere - notizia del tutto illogica - o avviare nuove cose organizzative. Il capo politico ha sempre parlato di maggiore collegialità e, a tal proposito, il riferimento è alla nuova riorganizzazione già avviata con i nuovi facilitatori che servirà a dare nuova forma e forza al Movimento 5 Stelle, in vista degli Stati Generali di marzo". Lo sottolinea lo staff del leader M5s Luigi Di Maio. "Troviamo altrettanto grave che in una giornata così delicata e complessa per l'Italia e per l'Ue, impegnate sul dossier libico in occasione della Conferenza di Berlino, i giornali colgano occasione per parlare del M5s riportando notizie infondate", conclude.

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