Il governo verso la revoca ad Autostrade, pressing su Renzi

M5s e Leu spingono. De Micheli: 'Nel Pd discussione in atto'

L'aria tira verso una revoca delle concessioni ad Autostrade ma, prima di staccare la spina, il governo vuole chiudere l'istruttoria avviata dopo il crollo del ponte Morandi a Genova. Una decisione del Consiglio dei ministri sarà presa verso la fine del mese. Le posizioni nella maggioranza non sono ancora definite. Ai due estremi ci sono il M5s, che vuole dire addio alla società dei Benetton, e Italia Viva, che invece vuole aspettare l'esito dei processi: "Chi decide? - si è chiesto Matteo Renzi - Le regole e le leggi sono cose serie". Nel Pd, intanto, "c'è una discussione" in corso, come ha detto il ministro per le Infrastrutture Paola De Micheli, che ha chiesto "un approfondimento soprattutto nei gruppi parlamentari".

All'interno dei dem, però, l'idea di andare verso la revoca delle concessioni si starebbe facendo sempre più spazio. Anche le parole del premier Giuseppe Conte sembrano indicare la rotta. Da giorni il presidente del Consiglio ricorda le "gravissime inadempienze" che ci sono state e assicura che il governo non farà "sconti a nessuno". Nel partito di Zingaretti c'è la volontà, condivisa dai colleghi Cinque Stelle, di spingere il governo a far presto, discutendo magari sulle modalità con cui risolvere la questione Autostrade. Il ragionamento parte da una valutazione dello stato dei fatti, con un giudizio non positivo sul modo in cui le concessioni sono state affidate e del potere che hanno consegnato ai privati. C'è poi il tema controlli, che non hanno funzionato, come dimostra il crollo del Morandi. Ma se il Movimento Cinque Stelle e in parte anche Leu vedono nella revoca delle concessioni l'unica risposta, il Pd ha ben chiaro che con quella non si risolve tout court il problema della manutenzione e non si riporta equilibrio nei rapporti fra pubblico e privato.

C'è poi la grande questione delle penali che lo Stato si troverebbe a pagare nel caso in cui decidesse di dire addio ad Autostrade. Le stime parlano di 23 miliardi: su queste e sul rapporto fra il pubblico e il privato interviene il decreto Milleproroghe, che farebbe sgonfiare la multa, portandola a 7 miliardi, e rivede gli equilibri di forza nelle concessioni. La questione economica, comunque, non si chiuderebbe qua. Nel caso in cui il governo decidesse di revocare, si aprirebbe infatti un pauroso contenzioso legale con Autostrade. Un anticipo c'è stato nei giorni scorsi, quando alcuni investitori internazionali del gruppo Atlantia, la holding della famiglia Benetton, hanno annunciato che invieranno alla Ue una lettera di protesta contro il Milleproroghe che "scoraggia gli investimenti e restringe senza
giustificazione la libera circolazione dei capitali".

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