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Open: Renzi contrattacca ma spuntano altri 'versamenti' sui conti della Fondazione

L'ex premier incalza: 'Attendo che la Procura di Firenze mi renda giustizia'. Ma secondo L'Espresso sui conti della Fondazione 'spuntano' altri versamenti: 800mila euro da parte di Librandi

'Oltre al prestito di 700mila euro per comprare la casa di Renzi c'è molto altro', secondo L'Espresso, nella vicenda della fondazione Open, presieduta dall'avvocato Alberto Bianchi, al centro dell'indagine della procura di Firenze, condotta dalla Guardia di Finanza, sulla base di un rapporto dei detective dell'antiriclaggio di Bankitalia. Nella seconda puntata dell'inchiesta, il settimanale scrive di 'nuovi nomi nei documenti d'indagine della Procura di Firenze, che ha chiesto aiuto agli investigatori dell'Uif, unità di antiriciclaggio della Banca d'Italia'. 'Tra i grandi finanziatori di Open c'è per esempio - si legge in una nota de L'Espresso - Gianfranco Librandi, 'che ha versato la bellezza di 800mila euro attraverso le sue aziende'. Imprenditore, ex di Scelta Civica, è stato candidato nel Pd nelle elezioni del 4 marzo 2018: oggi è passato ad Italia Viva. 'Nella lista - prosegue il settimanale - c'è anche Vittorio Farina, lo stampatore arrestato nel 2017 per bancarotta fraudolenta, che ha versato ad Open 100mila euro'. 'Nelle carte degli investigatori dell'Uif - aggiunge ancora L'Espresso - viene citato anche un "prestito infruttifero" a favore di Renzi da parte di Carrai. Avvenuto nell'aprile del 2018, pochi mesi prima l'acquisto della villa di Renzi'.

Renzi rincara l'attacco sul caso Open: 'Quello che è accaduto costituisce un vulnus clamoroso nella vita democratica del Paese. Il messaggio alle aziende è: 'non finanziate Italia Viva' se non volete passare guai' e annuncia: 'Oggi presenterò due denunce penali e due azioni civili. Lo farò volutamente a Firenze e sono certo che i magistrati di questa città saranno solerti nel difendere il mio diritto alla giustizia. Ho criticato l'invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido!'.

Anche il deputato Pd Luca Lotti interviene sulla vicenda "Le ricostruzioni apparse oggi su alcuni quotidiani in merito alle spese sostenute dalla Fondazione Open sono inesatte e fuorvianti. Il quotidiano La Verità scrive che sono indagato, anche se questo non risulta né a me né ai miei legali. Non ci sono carte di credito o bancomat intestati a parlamentari e la Fondazione ha sempre agito nella totale correttezza. Così Luca Lotti deputato Pd che spiega: "Per quanto riguarda la mia attività esistono semplici e regolari indennizzi delle spese che ho sostenuto come membro del Cda della fondazione". "Tutto, ribadisco, si è sempre svolto nell'assoluta trasparenza, tutti i costi sono tracciati, dettagliati e messi nero su bianco, oltre ad essere indicati nei bilanci della Fondazione stessa e per questo vagliati dai sindaci revisori - prosegue Lotti nella nota -. Questa è la verità e tutte le ricostruzioni che negano questa realtà sono false e lesive della mia reputazione. Resto, infine, convinto che sia giusto attendere la conclusione del lavoro degli inquirenti e non alimentare questo squallido gioco al massacro di celebrare processi sommari sui giornali".

Sono state intanto depositate dall'avvocato Federico Bagattini le tre denunce annunciate su Fb da Matteo Renzi. "Confermo che sono state assunte le iniziative preannunciate dall'interessato sui social", ha detto il legale.  Le denunce, spiega Renzi su Fb, sono indirizzate al procuratore di Firenze Creazzo e riguardano una "il signor Travaglio per aver detto che il governo Renzi ha 'beneficato il gruppo Toto nel 2017'. Non so di cosa parli Travaglio. Ma so che il governo Renzi termina la propria esperienza nel 2016. Notizia falsa e diffamatoria, reato certo. Attendo che la procura di Firenze apra il procedimento per diffamazione" nel quale "mi costituirò parte civile".

Le altre, indirizzate per competenza anche al procuratore di Genova, sono "per rivelazione di segreto bancario o istruttorio alla luce degli articoli della Verità e dell'Espresso": "Credo nella giustizia e nei magistrati di Firenze: a loro mi rivolgo" da cittadino "perché siano riconosciuti i miei diritti. Non attacco la magistratura", contesto "la trasformazione di Open in partito".

Dai microfondi di Radio Capital l'ex premier ha osservato d'aver  "criticato l’invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Brivido!". Cosi Matteo Renzi su Fb."Tuttavia non ho segreti. La mia casa, le mie auto, la mia vespa: tutto è perfettamente regolare - scrive il leader di Italia Viva -. Quando ho avuto un prestito, l’ho fatto con una scrittura privata e l’ho onorato restituendolo in cinque mesi. Guadagno molto bene, non ho niente da nascondere. Ma non vi sembra curioso che uno possa ricevere “avvertimenti” di questo genere?".  Renzi ha poi aggiunto che "Noi aspettiamo i processi perché siamo garantisti. Dispiace però che si facciano perquisizioni all'alba a chi non c'entra niente, e che non è nemmeno indagato. Io non ho niente da nascondere, ma faccio notare che c'è qualcosa che non torna. Non credo che ci sia un tentativo di sabotaggio in corso" nei confronti di Italia Viva, ma il processo "non va fatto sui social". E comunque nessun attacco, quindi, ai pm: "Ho solo criticato l'invasione di campo di due magistrati nella sfera politica e la risposta è la diffusione di miei documenti privati personali. Tuttavia non ho segreti".

Un fascicolo senza ipotesi di reato sarebbe stato aperto dalla procura di Firenze in relazione alle operazioni relative all'acquisto della casa di Matteo Renzi a Firenze, in base a quanto appreso. Gli accertamenti sono scattati dopo una segnalazione dell'Unità antiriciclaggio. La vicenda della casa non rientrerebbe nell'inchiesta sulla Fondazione Open.

Renzi, sulla casa denuncio il giornalista Espresso - "Il giornalista Gigi Riva dell'Espresso dice sulla Rai che Renzi si è fatto la villa con i soldi della donazione'. Si tratta di una clamorosa diffamazione. Ho pagato casa con i miei soldi, le donazioni alla fondazione non c'entrano niente, quando ho chiesto un prestito l'ho restituito. Ora basta! Ho dato mandato ai miei avvocati di citare il signor Riva dell'Espresso chiedendo 100 mila euro. #ColpoSuColpo".

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