Il Cda Ama, "noi isolati da un Campidoglio inerte"

"Assenza collaborazione nonostante situazione emergenza"

Sei pagine durissime che motivano le dimissioni dopo poco più di tre mesi, 104 giorni, e che sanciscono il venire meno "della necessaria fiducia nel Socio Unico di Ama Spa", ovvero Roma Capitale. Anzi, per la presidente Luisa Melara, l'ad Paolo Longoni, il consigliere Massimo Ranieri, è proprio Roma Capitale a costituire un problema per "la assoluta inerzia e constatata mancanza di una fattiva e concreta collaborazione con Ama per superare situazioni di criticità riscontrate su più piani". Un'inerzia che la governance di Ama, la quinta in tre anni con l'interregno di un mese e mezzo di un manager pro tempore, reputa ancora più grave "attesa la gravissima situazione riscontrata sui servizi, sulle operatività aziendali, gestionali e reputazionali, ben oltre il quadro prospettato prima dell'accettazione incarico". Quello che i manager lamentano, e che precisano li ha portati alle dimissioni, "è il progressivo isolamento a cui questo consiglio, nominato da Roma Capitale è stato confinato da Roma Capitale stessa" e l'assenza di "fattiva e concreta collaborazione fino al punto in cui sono diventate difficili le stesse comunicazioni". Eppure il cda aveva posto alcuni temi al suo insediamento dove, scrivono, aveva sollecitato il coinvolgimento dell'unico socio, ovvero il Comune: la ristrutturazione del debito bancario, la rinegoziazione dei crediti, il regolare pagamento dei canoni e il pagamento dei crediti pregressi e l'impegno a condividere le linee di investimento. Ma, spiega il Cda, c'è stata inerzia. Nonostante le circostanze, ovvero "la situazione critica ed emergenziale" dei rifiuti, suggerissero collaborazione e "interventi efficaci con tempi di risposta di qualità compatibili e coerenti".
    Nonostante ciò il Cda, spiega, ha lavorato per evitare l'emergenza rifiuti, "ripresentatasi a settembre", operando per l'ordinanza regionale, il rilancio dell'azienda, le assunzioni, la riqualificazione del Tmb Salario. Ma l'accusa del Cda si fa più circostanziata e netta quando stigmatizza l'"incomprensibile atteggiamento da parte di Roma Capitale" che sembra "consideri Ama non una propria emanazione bensì un soggetto privato antagonista del pubblico interesse con l'ulteriore paradossale considerazione che il denaro dato ad Ama sia sottratto dai fini pubblici". Insomma il socio unico che avversa la sua stessa azienda. 
   

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