Dl Genova: allarme di Cantone, botta-risposta Palazzo Chigi

Troppi poteri al commissario e rischio di infiltrazioni mafiose. Il Governatore Toti: 'Le risorse non soddisfano le esigenze'. 'Per gli sfollati altri 50 milioni con il decreto fiscale', annuncia Di Maio

Poteri troppo ampi al commissario, rischio infiltrazioni mafiose, aumento del contenzioso. Di fronte alle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera, il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, ha segnalato le criticità del decreto Genova, che dopo una travagliata filiazione è in Parlamento per la conversione in legge. E ne è nato un botta e risposta con Palazzo Chigi. Il numero uno dell'Anticorruzione ha manifestato perplessità sui "poteri senza precedenti" affidati al commissario straordinario, che da una parte può agire in deroga a tutte le norme dell'ordinamento italiano, eccetto quelle penali, e dall'altra dovrà muoversi nell'ambito delle direttive Ue applicandole "senza la mediazione della normativa nazionale". Un quadro, dice Cantone, che mette il sindaco di Genova Marco Bucci, nominato commissario, nella situazione di chi si muove senza rete, con l'elevato rischio che i suoi atti siano impugnati di fronte al Tar, ai giudici ordinari e anche alla Corte costituzionale e alle corti europee.

Ma a segnare la giornata sono state soprattutto le parole sulle possibilità che le organizzazioni criminali utilizzino "una delle più grandi commesse dell'ultimo periodo" per fare affari col movimento terra o lo smaltimento rifiuti, ambiti in cui hanno un know how collaudato. A permetterlo, secondo Cantone, una "lacuna" del dl, ossia "la deroga a tutte le norme extrapenali che comporta anche la deroga al Codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive". "Anac fa il suo, non si possono fermare le opere per paura", ha risposto il governatore della Liguria, Giovanni Toti, sentito alla Camera dopo Cantone. Ma la replica più pesante è di Palazzo Chigi: nessuna deroga alle norme penali - hanno fatto sapere fonti della Presidenza del Consiglio - solo deroghe burocratiche per evitare di allungare i tempi, mentre l'iter della ricostruzione, che rispetterà la legalità, non è più rinviabile. Cantone non si è spostato di un millimetro: "Credo abbiano capito male. Non parlavo di norme penali, non derogabili, ma di interdittive antimafia extrapenali. Con il decreto Genova così com'è, le norme sulle interdittive non si applicano. Prendo atto che la volontà era un'altra e mi auguro che la norma sia modificata".

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