Germania: Merkel-Seehofer, c'è accordo su migranti, lui resta

Centri transito per registrati in altri paesi. La palla passa a Spd

Angela Merkel e Horst Seehofer raggiungono l'accordo sui migranti e disinnescano uno scontro dal potenziale altamente esplosivo per la politica tedesca: la soluzione, annunciata a sorpresa dopo una giornata di difficili trattative fra la Cdu e la Csu, è nei "centri transito" per chi è registrato in altri Paesi. Un "buon compromesso", secondo la cancelliera e un "accordo sostenibile", per il suo avversario, che chiarisce anche di voler rimanere ministro dell'Interno. La conciliazione nella lite fratricida fra i partiti dell'Unione, tuttavia, non basta: l'ultima parola spetta ai socialdemocratici, riuniti in tarda serata con gli alleati di governo, proprio per capire se vi sia ancora la possibilità di governare assieme. Intanto sono stati i segretari generali dei due partiti a spiegare che nei "centri transito", ai confini con l'Austria, saranno destinati i migranti registrati in altri paesi Ue.

"Dal Consiglio europeo era emerso che si potessero prendere misure nazionali, in collaborazione con gli altri partner", ha ricordato Merkel. "Ed è proprio quello che faremo", ha affermato, sottolineando che l'intesa raggiunta tutela "lo spirito europeo e consente di mettere ordine nei movimenti secondari". "Sono felice che si sia arrivati ad un accordo, che ha dimostrato come valga la pena lottare per i propri convincimenti", ha detto Seehofer. Si tratta di una "soluzione sostenibile", ha rimarcato, "che mi consente di restare ministro". All'indomani della drammatica escalation, con il ministro dell'Interno che ha deciso per la linea della ribellione ad oltranza, annunciando un passo indietro se la cancelliera non gli fosse venuta incontro sui respingimenti dei migranti, a Berlino si è negoziato per tutta la giornata, in un paese col fiato sospeso. Seehofer aveva dato tre giorni di tempo. E l'opinione pubblica e la stampa hanno assistito sgomente allo "psicodramma" politico che nessuno avrebbe fin qui immaginato possibile.

"Non mi lascio licenziare da una cancelliera che sta lì solo grazie a me", aveva affermato il ministro, parlando alla Sueddeutsche Zeitung nel pomeriggio. "Non posso piegarmi", aveva aggiunto l'uomo che, stando al presidente della Baviera, Markus Soeder, ieri avrebbe spiazzato tutti con la minaccia del passo indietro. Nelle stesse ore incontrava, con la Bundeskanzlerin, il guru dei conservatori, Wolfgang Schaeuble, da cui i due litiganti si sono recati come se fosse un terapeuta di coppia: alla disperata ricerca di una via d'uscita dalla crisi. Ma la diagnosi del presidente del Bundestag, prima di incontrarli, era stata tranchant: "L'Unione è al baratro". Perfino il falco bavarese, che dovrebbe ereditare un giorno la leadership della Csu, noto per la sua linea anti-Merkel, Soeder, oggi aveva messo in guardia dalla rottura: "Per noi il governo non è in discussione, e anche la fine della confederazione parlamentare fra Cdu e Csu sarebbe la strada sbagliata. Le cose si possono fare stando al governo, non fuori". Anche dalla Cdu erano arrivati presto segnali di disponibilità a continuare la trattativa: mentre sabato scorso, Merkel si sarebbe mostrata rigida di fronte alla richiesta di un passo verso Seehofer che chiedeva di poter respingere solo i migranti che avessero già iniziato una procedura di richiesta di asilo in altri paesi, tenendo fuori anche quelli registrati in Grecia e Spagna.

Emotivo, esausto, ostinato. Così è stato descritto Seehofer in queste ore da chi lo ha incontrato, e in pochi avrebbero scommesso sulla possibilità che restasse al suo posto.

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