• L'analisi/ 7 aprile: Incubo Pd per Salvini, ma M5s chiede tempo per Governo forte

L'analisi/ 7 aprile: Incubo Pd per Salvini, ma M5s chiede tempo per Governo forte

Come previsto dal Quirinale la crisi è complicatissima con diverse maggioranze possibili

Servirà un faccia a faccia tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio per muovere le acque e convincere Sergio Mattarella che dare tempo, parecchio tempo, potrebbe portare a qualcosa. Come previsto dal Quirinale la crisi è complicatissima con aspetti singolari, come la presenza virtuale di diverse maggioranze possibili. La via principale rimane quella tracciata da Lega e M5s per le presidenze delle Camere, cementata da un rapporto personale che sta reggendo l'urto delle dichiarazioni. Dichiarazioni contundenti ma che a volte sembrano quasi concordate in un gioco delle parti che potrebbe avere un disegno finale già tratteggiato.

Per questo Luigi Di Maio continua a chiedere tempo al presidente offrendo in cambio la possibilità di un Governo di legislatura per la cui confezione potrebbero volerci alcune settimane ancora. Le continue aperture al Pd sembrano più mosse tattiche che sincera convinzione: se l'obiettivo dei Cinque stelle è quello di realizzare un Governo forte, con una maggioranza parlamentare inespugnabile, devono per forza guardare al centrodestra. E allora i giovani Salvini e Di Maio, alla loro prima vera esperienza con le difficoltà di una crisi, devono fare esperienza sul campo, lentamente, senza sbagliare una mossa. Logico che quando Mattarella, chiudendo il primo giro di consultazioni, ha parlato della necessità di una "riflessione" intendesse qualcosa di più specifico che potremmo tradurre "ammorbidimento".

Per esempio sul nodo della premiership che mina pericolosamente il feeling tra Matteo e Luigi: l'effetto tempo potrebbe portare entrambi (soprattutto il capo politico M5s) ad accettare l'idea di lasciare la guida di un esecutivo a una figura terza.

Intanto si avvicinano sempre più le elezioni regionali. Anche se al Quirinale si considerano solo i numeri dei seggi usciti dalle politiche, Salvini e Di Maio iniziano ad alzare le antenne. Nei pensieri pentastellati il piccolo Molise era già vinto visto il pienone fatto il 4 marzo, ma potrebbe non essere così: in un territorio così piccolo che porta al voto meno di 200 mila elettori le regionali seguono logiche diverse, quasi familiari, e gli ultimi sondaggi indicano un testa a testa con il centrodestra. Il Molise avrebbe il valore simbolico di diventare la prima regione italiana a guida pentastellata. La settimana dopo poi si vota in Friuli Venezia Giulia dove la Lega dovrebbe vincere senza difficoltà aumentando il bottino di Salvini.

Il leader della Lega rischia però di rimanere bruciato all'opposizione insieme a Silvio Berlusconi. Un incubo per entrambi. Il centrodestra infatti non può sottovalutare le continue aperture del M5s al Pd. Un esecutivo M5s-Pd è numericamente possibile e le continue lusinghe di Di Maio ai Dem iniziano ad aprire varchi nella linea renziana dell'opposizione dura e pura. Anche per capire cosa succederà nel Pd servirà tempo. Per ora i mercati sono tranquilli.
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