• L'analisi/19 marzo: Di Maio si apre a dialogo, Colle dà tempo ma a luglio è deadline

L'analisi/19 marzo: Di Maio si apre a dialogo, Colle dà tempo ma a luglio è deadline

Tra gli scenari valutati, quella di un Governo con l'obiettivo di fare Finanziaria e modifica del Rosatellum

Mentre i neo-senatori Cinque stelle riempiono il Senato, Luigi Di Maio  apre decisamente al dialogo assicurando per la prima volta che la lista di ministri M5s non è intoccabile. "Dei ministri parleremo con Mattarella", ha detto confermando che la legislatura partirà con al centro il M5s. Non c'è però la stessa fiducia al Quirinale dove si assiste a un quadro politico che non decolla, lasciando in campo più soluzioni di Governo, tutte spericolate.

Il presidente è pronto a dare tempo alla politica, sapendo che potrà avere elementi di valutazione affidabili solo attraverso le consultazioni che si apriranno ai primi di aprile. Al Colle ci si prepara anche ai ritmi delle maratone mettendo in conto la possibilità di dover effettuare più round di consultazioni che, tra l'altro, avrebbero il pregio di portare a maturazione il frutto di Governo. Naturalmente una deadline è stata tracciata, sospinta dalla logica delle scadenze.

Non si può andare oltre luglio, sia perchè la non voluta opzione di un ritorno alle urne a ottobre non si può cancellare dalla realtà (servono dai 45 ai 70 giorni dallo scioglimento alle elezioni), sia perchè sarebbe surreale pensare di mandare gli italiani al mare senza un Governo. Per non parlare di quali potrebbero essere le reazioni dei mercati. Ovvio che Mattarella voglia con forza che la legge di Bilancio 2019 sia approvata. Se si dovesse arrivare all'esercizio provvisorio la responsabilità cadrebbe sulle forze politiche.

Aldilà dell'opzione zeta, cioè il ritorno alle urne con questo sistema elettorale, rimane negli scenari valutati quella di tentare un Governo con l'obiettivo di fare Finanziaria e modifica del Rosatellum per poi tornare alle urne, magari accorpando politiche e europee, previste nella primavera 2019. In quest'ottica resta determinante il ruolo del Pd che è pur sempre il secondo partito del Paese.

I Dem sono silenziosi ed è difficile capire cosa si muova veramente dentro il partito. Ma avanza l'idea di far decidere la linea agli iscritti con un referendum. E' chiaro che in questa fase di stallo un Pd dialogante potrebbe essere utile anche a Mattarella se si trovasse costretto a usare la moral suasion del Quirinale per tentare la nascita di un Governo di scopo.

In mezzo a tutto ciò c'è la partita delle presidenze delle Camere che tutti però vogliono staccata da quella per il Governo. Matteo Salvini ci ragiona ma si trova nella difficile posizione di doverne rendere conto a un Silvio Berlusconi sospettoso. Che rivedrà mercoledì prossimo. Intanto a benedire le aperture di Di Maio ci ha pensato Beppe Grillo: "noi siamo un po' democristiani, un po' di destra, un po' di sinistra, un po' di centro. Possiamo adattarci a qualsiasi cosa".

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