Leggi razziali: 'quando papà disse, non andrai più a scuola'

Guido Cava ricorda l'entrata in vigore dei decreti sulla razza

"Nel settembre del 1938 avevo 8 anni e un giorno mio padre si presentò a casa e disse a me e mio fratello Enrico che dall'indomani non saremmo più potuti andare a scuola. Alle nostre domande non seppe rispondere. Non poteva spiegare una cosa inspiegabile e borbottò solo 'perché non si può più'". E' la testimonianza sull'entrata in vigore delle Leggi razziali di Guido Cava, 88 anni, presidente emerito della Comunità ebraica pisana, che oggi ha partecipato alla presentazione delle iniziative che saranno promosse, su iniziativa dell'Università di Pisa, del S.Anna e della Normale, per gli 80 anni da quel 5 settembre 1938 quando, a San Rossore a Pisa, il re Vittorio Emanuele III firmò quelle leggi.

Da allora iniziò la discriminazione che nel giro di qualche anno, è stato ricordato, portò alla persecuzione, alla deportazione e allo sterminio di quasi 8.000 ebrei italiani (ai quali vanno aggiunti circa 2.000 deportati dai possedimenti), dei quali solo 826 riuscirono a sopravvivere. "Le iniziative di Pisa - ha aggiunto Cava - sono molto importanti perché senza storia non c'è memoria e purtroppo ancora oggi assistiamo a rigurgiti neofascisti antisemiti, anche attraverso la presentazione di determinate liste politiche alle elezioni quando sarebbe sufficiente far rispettare la Costituzione italiana. Ma anche le scuole e le università devono fare testimonianza per evitare che certi orrori si ripetano".

"Le iniziative che stiamo predisponendo, anche come mondo accademico, sono molto importanti anche per il contesto politico attuale che stiamo vivendo dato che proprio di recente un dirigente politico candidato alle elezioni ha esplicitamente fatto riferimento al tema della razza. Il pericolo che certi errori possano ripetersi esiste ancora", ha detto Pierdomenico Perata, rettore del S.Anna. Orgoglioso che le tre università abbiano fatto squadra per queste iniziative si è detto il sindaco Marco Filippeschi ricordando che il Comune dal 2011 ha istituito a San Rossore un luogo del ricordo "per fare testimonianza attiva contro un germe, come quello del fascismo e del razzismo, che è ancora presente purtroppo nella nostra attualità".
   

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