>>>ANSA/ Politici spiati: Occhionero,mai accessi a casella Renzi

'Non ho carpito dati sensibili da siti istituzionali'

(di Marco Maffettone) (ANSA) - ROMA, 19 GEN - Una difesa totale del suo "operato".
    Nessuna attività di spionaggio, nessuna intenzione di "rubare" dati sensibili che avrebbero potuto mettere a rischio la sicurezza nazionale. Giulio Occhionero, accusato dalla Procura di Roma di avere, assieme allo sorella Francesca Maria, messo su una attività di cyberspionaggio su larga scala che aveva come obiettivi anche siti istituzionali oltre che di aziende e partiti politici, respinge le accuse nel corso del suo esame nel processo che lo vede imputato a Roma. "Mai fatto alcun accesso abusivo a un sistema informatico - esordisce l'ingegnere nucleare davanti al giudice monocratico - non ho mai danneggiato siti istituzionali o spiato caselle di posta riconducibili a esponenti di rilievo come Renzi, Draghi, Monti o partiti come il Pd". Rispondendo alle domande del suo difensore, l'avvocato Stefano Parretta, Occhionero, in carcere a Regina Coeli dal 9 gennaio del 2017, ha ammesso di avere "consultato siti istituzionali come Camera e Senato come fanno tutti ma non per carpire dati concernenti la sicurezza nazionale. Io e mia sorella non abbiamo collaborato alle indagini - ha aggiunto - ma non abbiamo neppure ostacolato il lavoro degli investigatori del Cnaipic della Polizia Postale.
    Abbiamo lasciato che fossero le autorità americane ad autorizzare accertamenti sui server Usa". Occhionero, che ha confermato di far parte della massoneria, ha attaccato frontalmente il "modus" della indagine svolta nei confronti suoi e della sorella. "Sono stato pedinato e osservato spesso in modo ridicolo - ha sostenuto - inefficace e grossolano di cui era difficile non accorgersi con uso di strumenti di tutti i tipi. Una mattina, ad esempio, uscendo sul terrazzo di casa ho visto che ero spiato da un drone: in una vera indagine dove è in gioco la sicurezza nazionale non si procede in questo modo". E ancora: "una volta ancora sul lago di Bracciano - a suo dire - due moto d'acqua della polizia mi hanno tenuto d'occhio mentre facevo canoa. In una vera indagine dove è in gioco la sicurezza nazionale non si procede in questo modo. Io non ho mai usato dati al fine di essere commercializzati, mai lavorato per conto dei servizi segreti".
    L'imputato ha definito "negligente" l'Fbi nella gestione della vicenda "perché ha dato assistenza alla polizia italiana nonostante questa avesse svolto accessi abusivi ad un server presente in un paese straniero". Occhionero ha rivelato, infine, di essersi attivato per incontrare "il vicepresidente del Copasir" ma di essere stato arrestato prima. "Gli avrei parlato - ha concluso - di questo vero e proprio atto di guerra avvenuto nel momento in cui la nostra polizia tenta accessi a server di un paese straniero nonostante la mia diffida il giorno della mia perquisizione domiciliare". (ANSA).
   

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