Primarie e regole M5s a rischio, ricorsi dietro l'angolo

Resta il nodo del capo politico ma Lombardi precisa, lo vuole la legge

Sono appena iniziate e già sono a rischio ricorso le "primarie" per la scelta del candidato che porterà il M5s alle elezioni politiche come aspirante premier. In un gioco che sembra quasi uno scherzo del destino, il Movimento nato e diventato grande proprio grazie al suo Non Statuto, più passa il tempo più è costretto a fare i conti con quelle regole che si è voluto dare. Attese per mesi le regole per le candidature alla premiership sono state diffuse solo pochi giorni fa sul blog di Beppe Grillo e subito si è scatenata la polemica. Proprio mentre in Sicilia un Tribunale sospendeva le primarie indette per la scelta del candidato Presidente.

I dubbi che gravano sul regolamento vertono in particolare sulla ammissione degli indagati alla sfida delle primarie: una decisione del garante Beppe Grillo e dei suoi avvocati che si richiama al regolamento disciplinare varato dal M5s ma che sul punto sarebbe in contrasto l'articolo 7 del Non Statuto. Per l'avvocato Lorenzo Borrè, il legale che ha già ottenuto la riammissione di alcuni attivisti esclusi dal Movimento a Roma e Napoli, lo stesso che ha difeso a Genova Marika Cassimatis e il candidato escluso Mauro Giulivi in Sicilia, occorreva infatti modificare il Non Statuto e intervenire con un successivo regolamento che lo contraddice. Ma non basta.

Ora che la corsa alle primarie è partita, già si annuncia il possibile ricorso degli esclusi. Uno è già venuto allo scoperto: è Amerigo Rutigliano che si definisce un "iscritto documentato come previsto dal Non statuto", che ritiene di avere i requisiti richiesti per partecipazione alle primarie tanto da aver presentato la sua candidatura. "Se non dovesse essere accettata, annuncio sin da ora che, come iscritto presenterò ricorso contro primarie del tutto falsate". Una sfida regolamentare sulla falsariga della provocazione giocata invece da Roberto Saviano che ha voluto sfidare Di Maio candidandosi per tirare fuori il Movimento da una votazione "bulgara".

Resta poi il nodo attorno al cosiddetto Capo politico, un passaggio di consegne da Grillo al candidato premier che non è piaciuto per niente al Movimento. In molti cercano di riportare la questione ad una mera precisazione procedurale, visto che è la legge elettorale ad imporlo. Roberta Lombardi, precisa e scherza: "E' naturale lo prevede anche la legge. Ieri era Beppe, oggi il futuro candidato premier, domani potrai essere anche tu..Questa è la forza del Movimento".
   

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