Strasburgo, l'Italia è indietro sugli standard anti-corruzione

Il Consiglio d'Europa: serve più prevenzione. Preoccupa il passaggio dei giudici in politica

L'Italia è tra i Paesi che rispettano meno gli standard anti-corruzione fissati dal Greco (Gruppo di Stati contro la corruzione), organo del Consiglio d'Europa. Il dato emerge dall'ultimo rapporto annuale: il Paese ha implementato pienamente, in cinque anni, solo il 33% delle raccomandazioni sull'incriminazione della corruzione, attraverso l'introduzione nel codice penale di reati specifici. Peggio solo Bosnia (0%), Portogallo e Usa (17%). Fatti progressi invece sulla trasparenza del finanziamento dei partiti.

Il rapporto chiede quindi che i governi, i parlamenti, e la magistratura dei Paesi europei aumentino i loro sforzi per creare meccanismi preventivi anti corruzione più efficaci. Gli Stati infatti "hanno la tendenza a fare troppo affidamento sugli elementi repressivi della lotta alla corruzione, e a sottovalutare troppo spesso la forza ed efficacia dei meccanismi di prevenzione, che ora sono o troppo deboli o del tutto assenti", si legge. Il Greco ha quindi raccomandato a tutti i suoi Stati membri, compresa l'Italia, di introdurre una serie di misure preventive, come i codici di condotta ed etici per i parlamentari e i giudici, allo scopo di evitare varie forme di conflitto d'interessi.

Il Consiglio d'Europa, attraverso il Greco, esprime inoltre preoccupazione per la pratica che vede giudici passare alla politica e poi magari tornare alla magistratura. Un fenomeno, evidenziano a Strasburgo, particolarmente rilevante in Italia e in Olanda. Il rapporto evidenzia "il rischio inevitabile, reale o percepito, che la magistratura sia politicizzata" e la necessità di porre dei limiti "trovando un equilibrio".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Video ANSA