• Legittima difesa, coro di no. Grasso: 'Meno male che c'è il Senato'

Legittima difesa, coro di no. Grasso: 'Meno male che c'è il Senato'

Renzi vuole rendere la legge più incisiva. Anm: intervento inutile, si desista

Tutti contro la proposta di legge sulla legittima difesa, approvata giovedì dalla Camera e che ora passerà all'esame del Senato (IL TESTO). "Meno male", sottolinea il presidente dell'assemblea di Palazzo Madama Pietro Grasso.  

Tutti contro la nuova legge sulla legittima difesa. Matteo Renzi vuole renderla più incisiva, eliminando la distinzione, che i suoi definiscono "ridicola", tra gli episodi che avvengono di giorno e quelli notturni. Matteo Salvini ritiene il testo troppo blando e già annuncia un referendum. I bersaniani di Mdp al contrario lo reputano troppo securitario e lo bocciano senza appello. L'Associazione nazionale magistrati propone una soluzione tranchant: cestinare il testo e lasciare le cose come sono adesso. E così, a ventiquattro ore dall'approvazione della Camera, a difendere la legge ci sono solo i deputati di Pd e Ap che hanno scritto le norme e ora a stento celano l'irritazione per lo stop di Renzi. "Meno male che c'è il Senato", sorride il presidente Pietro Grasso.

E' la "rivincita" di Palazzo Madama: la istituzione che Renzi voleva abolire - è il messaggio sottinteso - ora potrà realizzare la correzione di rotta voluta dallo stesso leader Pd sulla legittima difesa. Ma perché correggere? Lo racconta David Ermini, deputato renziano e relatore della legge. Nel testo c'è scritto che la legittimità della difesa è "presunta" quando l'aggressione sia avvenuta di notte o "con violenza o con l'inganno" ma "è emersa una percezione stravolta per cui la difesa con la nuova legge sarebbe possibile solo di notte": quando il segretario se n'è accorto ha chiesto il dietrofront. Perché, spiega un altro ultrarenziano come Francesco Bonifazi, il rischio è "farsi coprire di ridicolo: la difesa o è legittima sempre o non lo è, assurdo fare queste distinzioni". Sulla sicurezza Renzi non vuol cedere campo agli avversari nella prossima campagna elettorale (che sia in autunno o nel 2018) e la legge sulla legittima difesa è un tassello importante. Anche su altri temi "sensibili" per i cittadini, come il telemarketing inserito nella legge sulla concorrenza ("E' un errore", va cambiata), il leader Dem promette di far sentire sempre più la propria azione di "pungolo" alla maggioranza e al governo. E così, quando percepisce dai tg e dalle reazioni web che la sostanza del testo sulla difesa è giunta distorta all'opinione pubblica, chiede di correggere.

Ma tra i deputati Dem c'è irritazione, per il cambio di rotta repentino imposto da Renzi. Nessuno si espone contro il segretario rieletto e sostenuto da una larga maggioranza nel Pd, ma gli "orlandiani" fanno sapere che potrebbero opporsi a un inasprimento della legge al Senato. Anche il ministro Ap Enrico Costa difende il testo: "Nessuna retromarcia". La legge votata dalla Camera è il frutto, spiegano, di una lunga mediazione: "Fi - ricorda adesso Ettore Rosato - ha votato il testo sulla difesa nelle ore notturne e nella proposta di legge di Fdi era prevista la stessa cosa". L'elemento della notte, sottolineano ora gli "orlandiani", è stato inserito per trovare l'intesa con Ap, "con uno spostamento a destra della legge, rispetto a quanto proposto dal Pd in un primo momento". Fi all'ultimo si sfila e parte la campagna delle opposizioni contro il testo. E a poche ore dal voto anche Renzi detta lo stop. "Non cambia la sostanza, ma la parola 'notte' si può togliere", dice ora Ermini. La difesa, concorda Angelino Alfano, deve essere possibile "H 24". Al Senato però da soli Pd e Ap non hanno i numeri: Mdp conferma il suo "no" e anche FI, che chiede "il diritto alla difesa sempre", non sembra disposta ad accontentarsi di una correzione. Dunque l'idea sarebbe cercare un accordo con i verdiniani di Ala. I più danno adesso il testo per "spacciato", ma i renziani assicurano che si andrà avanti. Con buona pace dell'Anm, che con il presidente Eugenio Albamonte dice no a un testo "confuso" e che "non serviva".

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