Biotestamento: A cinque mesi da ok Camera, che fine ha fatto?

Da quasi cinque anni se ne discute in Parlamento. Oltre 10 anni fa la morte di Pier Giorgio Welby

di Alessandra Chini

E' ancora stop and go sul biotestamento dopo l'ok della Camera avvenuto il 20 aprile scorso. Anche questa settimana, infatti, il testo non è stato calendarizzato in Aula. La presidente della commissione Sanità della Camera Emilia De Biasi propone una mediazione per bypassare gli oltre tremila emendamenti depositati ma per capire meglio il destino del provvedimento bisognerà comunque aspettare ancora qualche giorno.

"La prossima settimana sarà quella clou per capire come si procederà", ha sottolineato Di Biasi dicendosi "pronta alla mediazione ma senza che il testo venga snaturato". "E' arrivato - ha fatto sapere - l'atteso parere della commissione Bilancio: la commissione ha dato un parere di nulla osta, liberando così l'esame degli emendamenti ed ora inizierà a lavorare su questi. Attendiamo ancora, invece, il parere della commissione Affari costituzionali. Si tratta di pareri vincolanti che dobbiamo aspettare". Se il parere non dovesse arrivare, sottolinea, "procederemo comunque in commissione con l'illustrazione degli emendamenti fino a venerdì prossimo e dalla settimana successiva saremo pronti a votare, non appena la commissione Bilancio ci darà almeno una parte degli emendamenti". A questo punto, ha precisato De Biasi, "inizieremo a votare e capiremo se sarà possibile terminare l'esame del ddl in commissione o se, invece, ciò risulterà impossibile". In quest'ultimo caso, ha concluso, "il relatore si dimette e si invia il fascicolo alla Conferenza dei capigruppo, che potrà decidere di andare direttamente in Aula senza dare mandato al relatore".

Una scelta che, però, viene letta come l'ennesima frenata sul testo dalle associaizoni che sostengono il provvedimento. "Sono dispiaciuta, ma non sorpresa, dalla notizia della fumata nera arrivata dal Senato per il ddl sul Biotestamento", dice la presidente dell'Associazione Coscioni Mina Welby, sottolineando che "nonostante la Presidente De Biasi, con la quale pure condividiamo il sostegno alla legge, avesse promesso che entro questa settimana avrebbe mandato il testo in Aula senza relatore, la riunione di oggi della Commissione Sanità ha invece tergiversato e deciso di proseguire un inutile esame in Commissione Sanità, dove 3.000 emendamenti sono stati presentati con il solo scopo di bloccare tutto". "E' un vero peccato - rileva Welby in una nota - che l'impegno assunto da De Biasi sia stato per il momento disatteso. Certamente né io né Marco Cappato, con il quale prosegue l'azione di disobbedienza civile, né l'Associazione Luca Coscioni, ci rassegniamo alla distruzione di anni di lavoro e di lotte".

Il TESTO sulle 'disposizioni anticipate di trattamento' è composto di cinque articoli e regolamenta le decisioni sul fine-vita. L'articolo 1 regola il consenso informato del fine vita. In base al testo 'il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico'. Inoltre, 'nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure'. Nel testo resta un'altra norma dal forte impatto: le cliniche private, ed in particolare quelle cattoliche, convenzionate con il sistema sanitario nazionale, non potranno chiedere alle Regioni di essere esonerate dall'applicazione delle norme sul biotestamento "non rispondenti alla carta di valori su cui fondano i propri servizi". Avanza così dopo anni di ostacoli il provvedimento dopo più di 10 anni dalla morte di Pier Giorgio Welby e il clamore degli italiani andati in Svizzera con Marco Cappato e Mina Welby, indagati ieri per istigazione al suicidio. La prima parte riguarda il consenso informato del paziente cosciente, e quindi capace di esprimere direttamente le proprie volontà sulle cure; la seconda parte le Dat, direttive anticipate di volontà.

E' dal 2013 che si parla dell'argomento alle Camere.

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