Non solo Minzolini, quanti salvataggi in Parlamento

In 10 anni evitato arresto a 7. Cav resta unica vittima Severino

 Non solo Minzolini. Nelle aule di Camera e Senato il salvataggio dei parlamentari che hanno guai giudiziari non è cosa rara. L'unica differenza con gli altri casi è che l'ex "direttorissimo" del Tg1 rischiava solo la decadenza da senatore (prevista dalla legge Severino per i condannati in via definitiva) mentre gli altri "salvati" hanno evitato il carcere o gli arresti domiciliari.
    La storia delle assoluzioni decise dal Parlamento comincia da lontano. Tra i "salvati" eccellenti parlamentari del calibro di Cesare Previti e Marcello Dell'Utri (che però dietro le sbarre ci finirono ugualmente parecchi anni dopo il loro salvataggio in aula). Ma per restare agli ultimi dieci anni sono sette i parlamentari che l'hanno fatta franca. Alcune di queste vicende sembrano scritte per un film. Come quella del senatore Pdl Nicola Di Girolamo. Nel 2008 i magistrati lo accusarono di aver falsificato le carte per risultare residente in Belgio e potersi candidare nella circoscrizione estera. Fu salvato da un voto quasi unanime del Senato. In aula, in suo favore, intervenne Luigi Lusi (che a sua volta sarà arrestato nel 2012): "Questo senatore ha fatto cose indegne ma non ci interessano né il tintinnio di manette né il gusto di vedere un componente della maggioranza in una condizione di soggezione personale e fisica", disse all'aula. Poi però arrivò l'accusa ben più pesante di essersi fatto eleggere con i voti della 'ndrangheta e di aver riciclato diversi milioni di euro: il senatore lasciò spontaneamente il seggio, si consegnò a Rebibbia e patteggiò una condanna a cinque anni più 4 milioni da restituire allo Stato. Sempre nel 2008 un voto bulgaro (tutti tranne l'Idv) salvò dalle manette il deputato del Pd Salvatore Margiotta, coinvolto in una "tangentopoli" in Basilicata. C'era Silvio Berlusconi al governo quando, nel 2011, il Senato tolse d'impaccio il senatore del Pd Albero Tedesco, ex assessore alla Sanità in Puglia. La procura di Bari ne chiedeva l'arresto, la giunta del Senato aveva detto sì, ma l'aula rovesciò il verdetto. Nello stesso giorno, a sorpresa, la Camera autorizzò l'arresto del deputato del Pdl Alfonso Papa. Coinvolto nell'inchiesta sulla P4 (anche il leghista Roberto Maroni, ministro dell'Interno, votò sì).
    Salvataggio al fotofinish, nel 2012, quello dell'ex coordinatore del Pdl campano Nicola Cosentino, accusato di essere colluso con la camorra: furono determinanti i sei voti dei deputati radicali, che erano stati eletti nelle liste del Pd. Non finì in carcere nemmeno il senatore del Ncd Antonio Azzolini, quello dell'inchiesta sulla bancarotta fraudolenta della casa di cura Divina Provvidenza e delle pesanti volgarità rivolte ad una suora. Il voto risale al 2015: il Pd diede libertà di coscienza, almeno 60 senatori dem votarono in suo favore (anche nel suo caso la giunta aveva detto sì all'arresto ma la decisione fu ribaltata in aula).
    Lo scorso anno fu invece un fatto giuridico a evitare l'arresto al senatore di Fi Domenico De Siano: era accusato di vari reati in un vicenda di tangenti e appalti a Ischia, poi i magistrati fecero cadere l'accusa di associazione a delinquere (ma non quella di corruzione) e i senatori si sentirono liberi di dire no all'arresto. Ma il caso di Minzolini dimostra anche un'altra cosa: che la legge Severino sulla decadenza dei parlamentari condannati ha convinto Palazzo Madama solo una volta su due. L'unica "vittima" resta Silvio Berlusconi, costretto dal Senato a lasciare il suo seggio proprio in applicazione di quella legge. Il Cavaliere non ebbe scampo, con il suo pupillo i senatori sono stati più accomodanti.  

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA