Pd: Speranza, mi candido guida Pd. Ma sinistra è divisa

L'ex capogruppo bersaniano: "Sarò Davide contro Golia"

"Sarò Davide contro Golia". Roberto Speranza rompe gli indugi e lancia la sua candidatura per la segreteria del Partito democratico. Il 'gigante' Matteo Renzi, con il suo "sistema di potere", non è impossibile da battere: da questo messaggio parte l'ex capogruppo bersaniano, nel provare a unire la sinistra del partito. "Dobbiamo opporci a Renzi con la ragione e con la fede", coglie l'assist biblico Michele Emiliano che è pronto ad accompagnare Speranza in un 'tour per l'Italia'. Ma lo stesso Emiliano potrebbe essere candidato al congresso. E in campo c'è anche Enrico Rossi. Mentre Gianni Cuperlo, assente all'evento di Speranza, guarda fuori dal Pd a Giuliano Pisapia.

E' un percorso aperto, quello che prova a lanciare Sinistra riformista, l'area che fa capo a Speranza e Bersani, di cui fanno parte Guglielmo Epifani, Vincenzo Visco, Vasco Errani (assente alla kermesse del centro Frentani) e poi parlamentari come Stumpo e Gotor, Fornaro e Giorgis. Quando all'ex segretario chiedono se Speranza sia il suo candidato, lui sorride: "Non si può dire che il ragazzo non sia bravo".Bersani non dice che è il suo candidato, perché il tentativo in corso è "creare un'alternativa vera nel Pd".

Dare vita a una proposta di sinistra di governo che abbia al centro la parola "protezione", perché con il "blairismo rimasticato" di Renzi "si va a sbattere". Una proposta rivolta a chi finora a sinistra è stato "zittito", agli 'ulivisti' ma anche alla sinistra 'extra Pd'. "Uno che fa politica lo vedi dall'altruismo, dal coraggio, dalla fantasia", dice Bersani citando De Gregori.

Mentre Speranza nel candidarsi annuncia la disponibilità a sciogliere la corrente bersaniana e invoca un "congresso rifondativo" del Pd. Il deputato ripropone la ricetta del "collettivo" in alternativa "all'uomo solo al comando": "Basta arroganza, Renzi non ha in mano il 40%". L'orizzonte è un centrosinistra largo e non il partito della Nazione, spiega. Se si andasse in quella direzione, osservano i parlamentari vicini a Speranza, il Pd non esisterebbe più e la scissione del partito sarebbe inevitabile. Speranza prova a bruciare sul tempo il segretario e annuncia un "tour" per l'Italia, a partire da Monfalcone, l'ultimo dei Comuni 'persi' dal Pd renziano: "Andremo dove il Pd non c'è più, dalle fabbriche, alle periferie, alle scuole". Emiliano si entusiasma: "Il tour facciamolo insieme, venga anche Rossi.

Renzi non è un avversario normale, manipola la verità e piega le regole", attacca. Contro di lui, afferma, serve "unità" ma di candidature, frena, è "presto" per parlare. Tanto più che alla fine l'ipotesi potrebbe essere, spiega qualche bersaniano, un ticket: un candidato alla segreteria e uno alla premiership (si fanno anche nomi come Enrico Letta o Errani). In platea c'è anche Rossi, che da tempo ha lanciato la candidatura e sul percorso indicato da Speranza appare più scettico: "Sono contrario all'idea di una confederazione di tutti contro Renzi". Si nota infine l'assenza di Cuperlo. I rapporti con lui sono freddi dal referendum (lui ha votato Sì, Bersani No) e di fronte alla candidatura di Speranza i cuperliani si mostrano scettici: bisogna lavorare a una candidatura unitaria, che parli anche fuori dal Pd - ribattono - inutile partire da soli. Fuori c'è un pezzo di sinistra (quella di Vendola) che dice no al dialogo con il Pd di Renzi (serve un candidato unico di centrosinistra, propone D'Attorre). E c'è la sinistra dialogante di Pisapia, Zedda e Merola: lunedì Cuperlo sarà con loro. 

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