Rai: lite M5S-Pd su trasparenza, regole e stipendi

Grillini contro riforma. Pd, 'vostri vizi vecchia politica'

94 dirigenti su 13 mila dipendenti, ovvero lo 0,7% del totale. Sono loro il pomo della discordia politica che oggi il Piano Trasparenza della Rai ha lanciato nell'agone, scatenando uno scontro duro tra M5S e Pd in particolare. Sono i cinque stelle, con il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Roberto Fico in testa, ad alzare il tiro della polemica politica sul tema dei superstipendi Rai. Ma M5S ha nel mirino prima di tutto il Pd, in quanto partito della riforma a suo avviso ''reo'' di aver fatto passare lo sforamento del tetto di 240 mila euro per i manager pubblici. Nel giorno della trasparenza il presidente Fico rivendica l'impegno del suo partito in questo senso: "Quasi tutte le nostre proposte sono state bocciate, tranne il Piano per la trasparenza (e qualche altra norma di contorno) che la maggioranza ha ritenuto di accogliere e che oggi, appunto, obbliga la Rai a pubblicare online stipendi, cv e altre informazioni che riguardano l'azienda. La riforma Rai targata Renzi resta però nel suo complesso una riforma orribile perché tiene la Rai legata a doppio filo al potere esecutivo con la nomina dell'amministratore delegato da parte dello stesso governo e non allontana la politica dalla principale azienda culturale del nostro Paese. Per questo il M5S ha voto contro il testo finale della riforma".

    Il partito di Grillo lancia anche un hastag e battaglia su twitter contro il Pd: ''Il Pd ha sbagliato? Il Pd paga. Chiediglielo anche tu con un tweet usando l'hashtag #PdPagaTu", scrivono i parlamentari cinquestelle sul blog di Beppe Grillo dove pubblicano i nomi dei parlamentari dem che hanno votato a favore della riforma della Rai. "Lo sforamento del tetto di 240.000 euro" sugli stipendi "è stato possibile grazie a un cavillo, del quale il M5S con un emendamento ha chiesto l'eliminazione, ma tutto il Pd ha votato contro. La responsabilità di questo megaspreco è loro''. ''Prendetevela con gli ipocriti del PD che si fingono indignati sugli stipendi RAI quando sono loro ad aver votato la riforma RAI di Renzi (peggiore di quella Gasparri). Buon canone in bolletta a tutti!", rincara la dose Alessandro Di Battista. ''Questi numeri indecenti hanno un unico responsabile, che è il Governo Renzi. Lui li ha nominati e lui li ha lasciati lì dove erano. Questi dirigenti dovrebbero rientrare nel tetto previsto dalla Legge", dice con tono definitivo Luigi Di Maio.

Respinge al mittente critiche ed entusiasmi Michele Anzaldi del Pd: ''Anche sulla Rai il Movimento 5 stelle propone i peggiori vizi della vecchia politica. Oggi assistiamo al paradosso che vorrebbe prendersi i meriti della pubblicazione degli stipendi Rai, prevista dalla Riforma Rai voluta dal Governo Renzi, quando su quella legge in Parlamento hanno votato contro'', sostiene e chiosa: ''La verità è che in questi anni di presidenza M5s della commissione, il partito di Beppe Grillo non è riuscito a portare a casa nulla, a parte la poltrona di Freccero in Cda''.

Ma le critiche ai cosiddetti ''nababbi'', vengono anche da altre formazioni politiche. Così li chiama Maurizio Gasparri, autore della precedente riforma del servizio pubblico: ''Dal dg Gubitosi in poi le hanno pensate tutte pur di eludere le norme'', dice il senatore di Forza Italia. ''Serve - prosegue - un freno e il rispetto delle regole, a cominciare dallo strapagato direttore generale per proseguire con dirigenti che per le loro scadenti prestazioni''. Soddisfatto del primo passo compiuto è Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, ma vorrebbe di più: ''Noi chiediamo da tempo, la piena applicazione delle disposizioni di legge che prevedono la totale trasparenza in merito agli stipendi di tutti i conduttori, le star, i collaboratori che ad ogni titolo sono pagati con i soldi dei cittadini. Vogliamo avere ufficiale conferma dalla Rai circa gli stellari compensi dei vari Vespa e Fazio. E' vero che si aggiudicano rispettivamente 2 e 5 milioni di euro?''.

    Intanto mercoledì presidente e direttore generale saranno in commissione di Vigilanza Rai a parlare proprio del Piano trasparenza.
   

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