Unioni civili: è il giorno della fiducia alla Camera

Dalle 14.30 la chiama a Montecitorio. Il candidato sindaco a Roma al Forum dell'Ansa ha sostenuto che non celebrerà unioni civili tra gay. La risposta della Boschi: "I sindaci devono rispettare la legge"

"Oggi è un giorno di festa per tanti", lo scrive in un post su Facebook il premier Matteo renzi riferendosi al voto alla Camera sulle Unioni civili e sottolineando come la fiducia sia stata messa proprio per evitare altri ritardi.

"In queste ore decisive - scrive su Facebook - tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie". Lo scrive su Facebook Matteo Renzi, ricordando un'amica in prima fila per le unioni civili. "Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti".

Stessa linea dal ministro Andrea Orlando che spiega che "sono diritti che si attesi da tempo". E replica così il ministro della Giustizia Andrea Orlando alla presa di posizioni di ieri del segretario della Cei che ha criticato la scelta del governo di chiedere la fiducia sulle Unioni civili che dovrebbe essere votata oggi pomeriggio. "Ho rispetto per la Cei - è stata la replica di Orlando - ma ritengo quella scelta necessaria e anche un po' tardiva rispetto a ciò che si è sviluppato nel tempo nella società e a diritti che da troppo tempo chiedono un riconoscimento, e da ministro della Giustizia aggiungo che da anni la Corte di Strasburgo ci segnala che categorie di cittadini non hanno un riconoscimento per legge dei propri diritti". 

"Il governo ha le sue logiche, le sue esigenze - aveva detto monsignor Nunzio Galantino - probabilmente avrà anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti".

Intanto le opposizioni restano sulle barricate dopo la scelta del governo di mettere la fiducia. Con Ap che si rivolge direttamente al Colle. "Tutte le persone di buona volontà - dicono Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano - a partire dal Presidente Mattarella, non possono non condividere le preoccupazioni circa le lacerazioni oggettivamente prodottesi nel tessuto della nazione con il cambiamento della Costituzione formale sottoposto a referendum e con quello della Costituzione materiale attraverso la legge sulle unioni civili. Ci sarà ben poco da festeggiare sulle macerie dell'unità nazionale dopo il secondo voto di fiducia sulla legge Cirinnà". Lo dichiarano i parlamentari di Area popolare Maurizio Sacconi e Alessandro Pagano.

Intanto è scoppiato il caso dopo le parole del candidato sindaco a Roma del centrodestra Alfio Marchini al Forum Ansa che ha fatto sapere che pur rispettando la legge non celebrerà matrimoni gay qualora diventi il primo cittadino della capitale.

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DAI PACS AI DICO, TUTTE LE VOLTE CHE LA POLITICA CI HA PROVATO

 

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