Regeni: l'Egitto, "Indagini ancora aperte"

Procuratore Egitto, indagine prosegue in ogni direzione. Ministro Interno Egitto, indagini aperte. New York Times a Obama, rivedere rapporti con l'Egitto

Procuratore Egitto, indagine prosegue in ogni direzione e quella sui criminali non è l'unica pista - "Il procuratore di Roma ha ricevuto oggi una lunga telefonata dal procuratore generale della Repubblica Araba di Egitto, nel corso della quale è stato informato dello sviluppo delle indagini sulla morte di Giulio Regeni". Lo afferma in una nota Giuseppe Pignatone. Nel corso del colloquio il magistrato egiziano ha "ribadito l'impegno - prosegue la nota - di continuare le indagini in ogni direzione, sino all'accertamento della verità". La pista di una banda di criminali dietro l'omicidio di Giulio Regeni non è - secondo indiscrezioni a proposito del contenuto delle telefonaste tra i due procuratori - l'unica seguita dagli investigatori egiziani per fare luce sull'omicidio del ricercatore universitario italiano.

Procuratore Egitto darà a pm Roma ogni atto - In occasione dell'incontro di martedì 5 aprile prossimo tra la polizia di Roma e quella del Cairo per un punto della situazione sul caso Regeni, le autorità egiziane consegneranno tutta la documentazione richiesta dagli inquirenti italiani e quella ulteriormente raccolta. Lo ha confermato oggi al procuratore di Roma, Giuseppe Pignatone, secondo quanto si apprende, il procuratore generale della Repubblica Araba di Egitto, Nabil Sadeq. Nel corso della telefonata odierna Pignatone, nel ribadire l'opinione già espressa la settimana scorsa circa "l'inidoneità delle risultanze finora emerse" per fare chiarezza sull'omicidio del ricercatore universitario friulano, ha tuttavia espresso, stando alle indiscrezioni, apprezzamento per l'impegno mostrato dal procuratore generale d'Egitto.

Ministro Interno Egitto, indagini aperte - Le indagini sulla morte di Giulio Regeni sono ancora in corso e "c'è piena cooperazione tra il ministero degli Interni egiziano e gli inquirenti italiani" inviati al Cairo. Lo afferma il ministro dell'Interno egiziano Magdi Abdel-Ghaffar citato dal sito web dell'autorevole quotidiano egiziano al Ahram. "Stiamo scambiando informazioni su questo caso continuamente e qui al Cairo c'è una delegazione di sicurezza italiana incaricata di seguire l'indagine passo per passo", ha ricordato il ministro Ghaffar. "La cooperazione con la parte italiana è naturale in quanto il caso è molto difficile e avvolto nel mistero da ogni lato", ha sostenuto il ministro come riferisce Al Ahram.

Campagna ostile dei media complica il caso - Il ministro dell'Interno egiziano Magdi Abdel-Ghaffar ha detto che il caso di Giulio Regeni è diventato "molto difficile" a causa di "campagne ostili" condotte soprattutto dai media per sollevare dubbi sugli sforzi profusi dal suo dicastero per risolverlo. Lo riferisce il sito del quotidiano Al-Ahram sintetizzando dichiarazioni rese ieri dal ministro a margine di lavori parlamentari. "Queste campagne sono lanciate principalmente dai media che ogni momento sollevano dubbi sugli sforzi del ministero dell'Interno per far emergere la verità sull'omicidio di Regeni", ha detto il ministro.

 

L'escalation della repressione in Egitto, con le detenzioni arbitrarie, l'uso della tortura e di omicidi, tra cui l'assassinio dello studente italiano Giulio Regeni, sono stati denunciati in una lettera inviata da alti esperti americani sul Medio Oriente al presidente Usa Barack Obama. E' quanto rivela il New York Times che, prendendo spunto dalla denuncia, chiede all'amministrazione Obama di rivedere i rapporti con l'Egitto.

"Da quando l'esercito egiziano ha preso il potere nel colpo di stato dell'estate del 2013, la politica dell'amministrazione Obama verso l'Egitto è stata caratterizzata da una serie di ipotesi errate. È giunto il momento di sfidare queste ipotesi e valutare se un'alleanza che è stata a lungo considerata una pietra miliare della politica di sicurezza nazionale americana stia facendo più male che bene", scrive il quotidiano. E ancora: "Quando le violazioni dei diritti umani in Egitto sono diventati più difficili da sorvegliare, la Casa Bianca ha sospeso gli aiuti militari. Ma quando l'amministrazione Obama si è concentrata sulla lotta all'Isis, ha ripreso la consegna di aiuti militari, sostenendo che l'alleanza con l'Egitto era troppo importante".

"Da allora - scrive ancora il Nyt - il giro di vite sugli islamisti pacifici, i giornalisti indipendenti e gli attivisti dei diritti umani si è intensificato. I funzionari dell'amministrazione che hanno messo in guardia contro una rottura con l'Egitto sostengono che la cooperazione militare e di intelligence con Il Cairo è indispensabile. E' il momento di contestare tale premessa".

 

   

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