Avvenire sul figlio di Vendola: 'Altro che diritti, è mercato'

Giornale contro tv pubblica, "impressionante camuffamento"

"Il triste mercato dell'umano cresce, e ha ingressi di destra e di sinistra. Si smetta di chiamarli diritti". Così il quotidiano dei vescovi, Avvenire, interviene oggi sul caso del figlio di Nichi Vendola. Il direttore Marco Tarquinio punta il dito contro "il linguaggio politicamente corretto usato in particolar modo dai notiziari del servizio pubblico radiotelevisivo. Un fenomeno impressionante di camuffamento della dura realtà della cosificazione di una madre senza nome, senza volto e ridotta a pura esecutrice di un contratto padronale". 

Il giornale dei vescovi dedica ampio spazio alla vicenda, con diversi commenti. Dure le parole del direttore Tarquinio. Al lettore che sottolineava la natura di 'legge per ricchi e potenti' sulle unioni gay e sulla possibilità di adottare figli, il direttore del quotidiano cattolico replica: "Non tutte le persone omosessuali sono ricche e potenti, ma tutte le madri surrogate 'acquistate' da coppie eterosessuali od omosessuali sono povere e senza potere". Poi il giornale della Cei fa una "seconda sottolineatura" ed "è per il linguaggio 'politicamente corretto' usato in particolar modo dai notiziari del servizio pubblico radiotelevisivo. Un fenomeno impressionante di camuffamento della dura realtà della cosificazione di una madre senza nome, senza volto e ridotta a pura esecutrice di un contratto padronale. Siglato da un politico di sinistra che ha contribuito a 'comprare' gli ovociti di una donna e il corpo di una madre per far 'fare' un figlio biologico del proprio compagno e intestarsene a sua volta la paternità legale (all'estero) e politica (in Italia) in violazione di una legge anti-schiavista del proprio Paese. Stavo per ricorrere a un'immagine di Papa Francesco o di Benedetto XVI, ma poi ho pensato che a Nichi Vendola era meglio dedicare - scrive ancora Tarquinio - una citazione di Karl Marx": "il triste mercato dell'umano cresce, e ha ingressi di destra e di sinistra. Si smetta di chiamarli 'diritti'", conclude.

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