Brexit: compromesso su welfare e standard banche

Il negoziato dei leader europei sull'accordo da raggiungere con la Gran Bretagna per permettere al premier David Cameron di schierarsi a favore del 'sì' nel referendum sulla permanenza del Regno Unito nell'Unione europea, era bloccato essenzialmente su quattro questioni: la durata del cosiddetto 'freno d'emergenza' che permetterebbe a Londra di limitare l'accesso ai benefici del welfare per i lavoratori europei in Gran Bretagna; il meccanismo di indicizzazione degli assegni per i figli che restano nel paese di origine; gli standard europei unici del 'single rulebook' per i requisiti macroprudenziali e le competenze delle authority europee (come Eba e Esma) di controllo su banche, assicurazioni e istituti finanziari; i rapporti tra Eurozona ed i paesi che non ne fanno parte, garantendo che non ci sia possibilità di discriminazione dei 19 paesi della moneta unica verso quelli che non ne fanno parte, ma anche nessun potere di veto da parte di questi ultimi verso la maggiore integrazione dell'Eurozona.

Le richieste britanniche erano state presentate ufficialmente il 10 novembre scorso con una lettera di David Cameron in cui venivano identificati 4 'panieri' di azioni: governance economica, competitività, sovranità e accesso al welfare.

A quella lettera, il 2 febbraio il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha risposto proponendo - di concerto con Londra - un accordo "giuridicamente vincolante" che costituirebbe una "interpretazione" del Trattato di Lisbona, per rispondere alle richieste della Gran Bretagna. La proposta finale si compone di una 'Decisione' dei capi di stato e di governo e che è il testo principale al centro del negoziato-maratona, più cinque 'Dichiarazioni' annesse (due del Consiglio, tre della Commissione).
   
Ecco i punti principali:

* GOVERNANCE ECONOMICA - Assicura che i paesi dell'eurozona "rispettano" il mercato unico e gli interessi dei paesi che non ne fanno parte, i quali a loro volta "si astengono" dal porre il veto alla maggiore integrazione dell'Eurozona. Finora prevede la possibilità di "disposizioni specifiche nel single rulebook" anche sui requisiti prudenziali di banche, istituti finanziari e assicurazioni della City, ma impone il rispetto di "condizioni di parità nel mercato interno", ovvero senza allentamenti dei vincoli che potrebbero sfavorire gli altri. Le authority europee di controllo continueranno ad avere competenze anche sulla City.
   
* COMPETITIVITA' - La Ue "fara' tutti gli sforzi per rafforzare il mercato interno e mantenere il passo per adeguarsi ai cambiamenti", in particolare "riducendo il carico amministrativo ed i costi" per le Pmi. La Commissione "respingera' la legislazione non necessaria"-

* SOVRANITA' - Londra ottiene che il concetto di "unione sempre più stretta" come obiettivo scritto in tutte le versioni dei Trattati non si applichi più alla Gran Bretagna nella prossima revisione del Trattato. I Parlamenti nazionali che rappresentano il 55% dei 28 (attualmente 16 paesi, ma il quorum dipende dalla grandezza dei paesi coinvolti) possono bloccare con un 'cartellino rosso' le iniziative legislative europee. E' il germe della Europa a doppio standard.    

* ACCESSO AL WELFARE - Si accetta il principio che in situazioni eccezionali "la liberta' di movimento dei lavoratori puo' essere limitata". L'accesso al sistema di welfare puo' essere concesso gradualmente nell'arco di quattro anni (partendo da zero).
    Londra ottiene che il freno d'emergenza sia applicato per 7 anni, ma non sia retroattivo. Gli assegni per i figli rimasti in patria saranno indicizzati sul reddito del paese di residenza.
   

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