Unioni civili: Pd teme Aula senza rete

Martedì nuova assemblea con voto. Cirinnà, no Pd spaccato, nodo articolo 5

Il fantasma di una serie di voti in Aula a scrutinio segreto sulle unioni civili, con la prospettiva di "un esito incerto" spaventa il Pd. E' questo l'aspetto principale emerso alla prima delle due Assemblee dei senatori del partito dedicata al ddl Cirinnà, durante la quale il capogruppo Luigi Zanda ha invitato alla "responsabilità e alla prudenza". Per questo si lavora ad una "sintesi alta" per trovare una intesa a partire dal punto della stepchild adoption, sul quale le divergenze sono state espresse in maniera chiara. Diversi senatori che nei giorni scorsi hanno espresso riserve sul ddl hanno spiegato il loro punto di vista: dai cattolici Rosa Maria Di Giorgi, Emma Fattorini e Stefano Lepri al laico Vannino Chiti. Sulla loro richiesta di espungere dai primi due articoli i riferimenti che accomunano le coppie omosessuali alla famiglia si sta già lavorando. Il nodo rimane l'adozione del figlio naturale del partner all'interno di una coppia gay: si teme che questo spinga a ricorrere all'utero in affitto, pratica vietata in Italia ma permessa in alcuni paesi esteri. Lepri ha rilanciato l'alternativa dell'affido rafforzato: il partner ha le funzioni genitoriali (può accompagnare il bambino dal pediatra per esempio) ma non diventa genitore. D'altra parte Rosa Filippin ha sottolineato i rischi di uno stralcio della norma. La stepchild adoption viene già sancita in Italia dai tribunali dei minori: è impensabile una legge che contraddica tali sentenze. Una delle richieste dei dubbiosi è allora di bilanciare con un rafforzamento del divieto dell'utero in affetto o di limitare l'adozione ai soli bambini già nati prima della formazione della coppia omosessuale. Da ambo i fronti si è sottolineata la necessità di una "sintesi alta", (Di Giorgi) per evitare di andare in Aula e affidarsi ai voti segreti come ad una lotteria: "l'esito sarebbe incerto", ha ammonito Zanda, che ha chiesto ai suoi senatori "la responsabilità e la prudenza" su emendamenti e dichiarazioni. "Non formiamo correnti su singole questioni della legge" che invece "è una necessità del Paese".

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