Papa in Sinagoga, rafforzare legame fedi contro terrore

Terzo Pontefice al Tempio maggiore. Attesa per suo messaggio

Un abbraccio con la comunità ebraica romana che servirà a rafforzare il legame tra le fedi, in un momento in cui dilagano le violenze perpetrate in nome della religione. E' con questo spirito che si prepara l'attesa visita di papa Francesco alla Sinagoga di Roma, terzo Pontefice a varcare la soglia del Tempio maggiore romano dopo Giovanni Paolo II nel 1986 e Benedetto XVI nel 2010.
    Al centro della visita, oltre alla manifestazione di rispetto e amicizia verso il mondo di fede israelitica in generale e verso la più antica comunità ebraica del mondo, anche la memoria delle sofferenze e degli orrori subiti. Il Papa, tra imponenti misure di sicurezza, arriverà al quartiere ebraico alle 16.00 circa entrando da Largo XVI ottobre e sarà accolto dal presidente della comunità ebraica romana, Ruth Dureghello, dal presidente delle Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna, e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah, Mario Venezia. Il Pontefice deporrà fiori alla lapide che ricorda la deportazione degli ebrei romani nel 1943. Quindi, accompagnato da Ruth Dureghello e da Gattegna, dopo aver percorso Via Catalana, raggiungerà la lapide che ricorda Stefano Gai Taché, bambino ucciso nel 1982 nell'attentato terroristico compiuto di un gruppo di palestinesi. Il Papa incontrerà la famiglie si Stefano, così come altre vittime dell'attacco rimaste ferite. Deporrà infine un omaggio floreale.
    Intorno alle 16.20 Bergoglio, a piedi, raggiungerà l'ingresso del Tempio maggiore, accolto dai vice presidenti Claudia Fellus e Rube Della Rocca: sulla scalinata della Sinagoga a riceverlo sarà il rabbino capo Riccardo Di Segni, per entrare poi all'interno, presenti anche gli esponenti di diverse comunità ebraiche d'Europa. Nel corso della visita, in cui il Papa saluterà anche alcuni ex deportati nei lager nazisti, e che sarà conclusa da un colloquio privato con Di Segni, il discorso di Francesco seguirà quelli di Dureghello, Gattegna e dello stesso Di Segni. Il rientro in Vaticano è previsto intorno alle 17.40.
    E' noto l'ottimo rapporto che Bergoglio ha sempre avuto a Buenos Aires con la comunità ebraica locale (tra i suoi migliori amici c'è tuttora il rabbino Abraham Skorka, che portò con sé anche nel viaggio in Terra Santa) e c'è particolare attesa per il messaggio che il Pontefice argentino lancerà domani nel segno del dialogo e della comprensione tra le diverse religioni in funzione della pacifica convivenza, nel contesto da lui fortemente voluto del Giubileo della Misericordia, e mentre proprio le confessioni religiose sono strumentalizzate per alimentare le divisioni, le guerre, il terrorismo. Dopo la visita epocale di papa Wojtyla nel 1986, primo Pontefice in una Sinagoga, e dopo quella nel segno della continuità di Ratzinger nel 2010 - in entrambe si ricorda la presenza dell'ex rabbino Elio Toaff, la cui rispettatissima figura sarà evocata anche domani - il nuovo incontro di un vescovo di Roma con la comunità ebraica è diretta a consolidare gli stretti rapporti di amicizia, proprio per un messaggio di "pace", ha sottolineato il rabbino Di Segni, in contrapposizione "all'estremismo dilagante, alle violenze in nome della religione". Tra l'altro, nel segno della fratellanza con gli ebrei, significativa sarà il prossimo luglio, nel suo viaggio in Polonia, anche la visita che Bergoglio dovrebbe compiere al campo di sterminio di Auschwitz.
    Quest'anno, inoltre, ricorre il cinquantenario della Nostra Aetate, la dichiarazione conciliare con cui la Chiesa mise definitivamente in soffitta l'antigiudaismo cattolico, avviando la strada del dialogo. Si vedrà domani come il Papa si muoverà anche sullo stretto sentiero per non urtare sensibilità sempre molto attente: Di Segni, ad esempio, ha chiesto di non utilizzare più l'espressione "fratelli maggiori" perché induce a pensare ad un rapporto ebrei-cattolici di "sostituzione". Lo stesso rabbino di Roma, in un'intervista all'israeliano Haaretz, ha detto di sperare che il Papa invii il messaggio che i cristiani non devono cercare di convertire gli ebrei. Su questo, comunque, il Vaticano ha già detto una parola chiara all'inizio di dicembre con il documento approvato proprio per i 50 anni della Nostra Aetate e nel quale si dice che la Chiesa non sostiene alcuna attività missionaria nei confronti degli ebrei.
   

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