Manovra, l'ira delle Regioni: tagli a Sanità per Imu-Tasi

Chiamparino: 'Non è una disfida, i tagli ci sono'

"Nessuna disfida di Barletta, ma i tagli ci sono". Il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, non abbassa la guardia e i presidenti delle Regioni serrano le fila in attesa dell'incontro con il premier Matteo Renzi, che non è ancora stato fissato. A Palazzo Chigi ribadiranno l'insostenibilità dei tagli che solo nella sanità, negli ultimi 5 anni, hanno eroso alle Regioni 14,7 miliardi. Il duro confronto tra i governatori e Renzi sui tagli scalda ancora il confronto, mentre in Parlamento si inizia a lavorare alle modifiche. Novità potrebbero arrivare - ha spiegato il neo presidente della commissione Bilancio, Giorgio Tonini - per favorire le assunzioni al Sud, per abbassare la soglia del contante per i Money Transfert, per risolvere il nodo dei dirigenti all'Agenzia delle Entrate. Questo mentre le opposizioni accendono un faro sui tagli per il settore sicurezza. ''Il governo toglie 500 milioni'', dice il capogruppo M5s al Senato. E il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha in programma per domani un incontro con i rappresentati del settore. E il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan è ben cosciente che il percorso parlamentare potrebbe essere accidentato e infatti da Berlino spiega che si aspetta di trovare "tanta resistenza". Per ora, il nodo politico rimane quello dei tagli alle Regioni e alla Sanità. Per i quali anche i medici del servizio pubblico hanno dissotterrato l'ascia di guerra, proclamando uno sciopero per il 16 dicembre.

"Noi non siamo alla ricerca di disfide di Barletta o di bracci di ferro" con l'Esecutivo, chiarisce oggi Chiamparino, mentre le Regioni calcolano che il taglio continuativo del Fondo sanitario nazionale e gli ulteriori risparmi richiesti, "sono centralizzati per finanziarie permanentemente la riduzione delle imposte sulla prima casa". E ancora: "Il livello di finanziamento del Servizio sanitario nazionale per il 2016, previsto nel Patto per la salute, era pari a 115,4 miliardi, ora è di 111", scrivono nero su bianco nel documento presentato alle Commissioni Bilancio congiunte Senato e Camera. "I tagli dal 2017 al 2019 mettono a rischio la sopravvivenza del sistema Regioni", ribadisce Chiamparino, parlando in Consiglio regionale, dove conferma il proposito di dimettersi da presidente della Conferenza delle Regioni.

E rispondendo al premier Renzi - che dopo le critiche delle Regioni sulla legge di Stabilità ieri aveva detto "adesso ci divertiamo" - risponde: "non vado all'incontro col Governo con spirito di divertimento ma di lavoro. Lo considero un appuntamento impegnativo". Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si dice d'accordo con le dichiarazioni del piemontese Chiamparino e vede manovre non cristalline sul futuro della sanità "con trasferimento della sanità a Roma: il ministro Lorenzin - spiega - non ne ha fatto mistero. Non faccio il sindacalista della Regione, dico solo che i veneti hanno diritto di essere curati. E curati bene. Se qualcuno vuole portarci a livello di terzo Mondo la sanità, si sbaglia". Media il governatore della Toscana, Enrico Rossi. "Con il Governo non serve rottura, non perché questo governo è amico ma perché le rotture non servono. Abbiamo interesse ad avere un accordo quanto più migliore per sanità e servizi che le Regioni erogano. Rispetto a questa finanziaria occorre operare per migliorare le cose che già ci sono e chiarirle in parte". E mentre il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in audizione al Senato calcola che essendo pari a "800 milioni necessari per l'adeguamento delle prestazioni ai nuovi Lea", l'incremento delle risorse del Fondo sanitario nazionale rispetto al 2015 è "solo di 500 milioni", tutti i medici del servizio pubblico il prossimo 16 dicembre sciopereranno, "contro il "grave e perdurante disagio ai cittadini da politiche orientate esclusivamente ad una gestione contabile del SSN". Intanto la Uil calcola che se tutte le 9 Regioni (Piemonte, Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia) alle prese con l'extra deficit sanitario aumentassero al massimo consentito le aliquote dell'Irpef regionale, si rischiano possibili aumenti medi del 47,4% (221 euro medi pro capite) per oltre 13 milioni di contribuenti.

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