Papa: no al fondamentalismo, nessuna religione ne è immune

Udienza interreligiosa di papa Francesco

No al fondamentalismo dal quale nessuna religione è immune. Si leva di nuovo alta la voce del Papa nel giorno dell'udienza generale interreligiosa che vede presenti rappresentanti ebraici, musulmani, buddisti, induisti, giainisti, sikh.

"A causa della violenza e del terrorismo - dice il Papa - si è diffuso un atteggiamento di sospetto o addirittura di condanna delle religioni. In realtà, benché nessuna religione sia immune dal rischio di deviazioni fondamentalistiche o estremistiche in individui o gruppi, bisogna guardare ai valori positivi che esse vivono e propongono". "Si tratta di alzare lo sguardo per andare oltre", ha detto Francesco nell'udienza interreligiosa a 50 anni dalla Nostra Aetate. "Il dialogo basato sul fiducioso rispetto - ha spiegato - può portare semi di bene che a loro volta diventano germogli di amicizia e di collaborazione in tanti campi, e soprattutto nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli anziani, nell'accoglienza dei migranti, nell'attenzione a chi è escluso". "Possiamo camminare insieme prendendoci cura gli uni degli altri e del creato - ha aggiunto -. Insieme possiamo lodare il Creatore per averci donato il giardino del mondo da coltivare e custodire come un bene comune, e possiamo realizzare progetti condivisi per combattere la povertà e assicurare ad ogni uomo e donna di condizioni di vita dignitose".

Fedi insieme contro violenza, miseria e corruzione - Le religioni devono collaborare "su numerosi temi - ha detto il Papa -: la pace, la fame, la miseria che affligge milioni di persone, la crisi ambientale, la violenza, in particolare quella commessa in nome della religione, la corruzione, il degrado morale, le crisi della famiglia, dell'economia, della finanza e soprattutto della speranza". "Il mondo guarda a noi credenti, ci esorta a collaborare tra di noi e con gli uomini e le donne di buona volontà che non professano alcuna religione, ci chiede risposte effettive su numerosi temi", ha affermato il Pontefice nel 50/o della Nostra Aetate. "Noi credenti - ha aggiunto - non abbiamo ricette per questi problemi, ma abbiamo una grande risorsa: la preghiera: La preghiera è il nostro tesoro, a cui attingiamo secondo le rispettive tradizioni, per chiedere i doni ai quali anela l'umanità".


   

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