Renzi-Merkel: 'Bene Bce, ora mettere il turbo alle riforme'

A Firenze sintonia tra i due, "piano Draghi da solo non basta"

Matteo Renzi sembra aver convinto la cancelliera Angela Merkel: le sue riforme non sono solo parole, ma fatti. E quel bacio, schioccato sotto l'imponente statua del David di Michelangelo al termine dell'incontro di Firenze, testimonia una sintonia tra i due leader che sembravano destinati a giocare una partita in contrapposizione a Bruxelles. Tutti e due si dicono convinti che il bazooka messo in campo ieri dalla Bce sia "positivo", un segnale "importante", ma che non basta. Bisogna proseguire, anzi accelerare sulle riforme, dicono, con il premier che annuncia di voler "mettere il turbo". Frau Angela lo guarda e promuove a pieni voti la sua azione: "Un percorso ambizioso che apprezzo", dice.

Convinta che Roma andrà avanti nel suo cammino, parla così di un'Italia che la "tranquillizza", di un "esempio" per l'Europa. Riassumendo in poche parole - "le imprese tedesche sono ora pronte ad assumere in Italia, si sentono rassicurate e ottimiste" - il senso di una fiducia ritrovata della Germania nell'Italia di Matteo Renzi. Un assist che Renzi incassa ricordando quanto fatto "in soli 11 mesi, dalla riforma elettorale alle regole del gioco sul lavoro". E coglie al balzo le parole della Merkel per rilanciare un messaggio a tutte le forze politiche, compreso il "suo" Pd: "non mi fermo. In tutto il 2015 non guarderò i sondaggi, andremo dritti agli obiettivi che in qualche settimana o mese saranno completati". Compresa la riforma della scuola. Perché la decisione di ieri della Bce è "positiva", così come "importanti" sono gli altri segnali arrivati nell'ultimo mese, dal piano Juncker alla comunicazione Ue sulla flessibilità passando per il benefico calo del rapporto euro-dollaro (lui 'sogna' la parità). Ma da soli "non bastano". Anzi, "impongono di accelerare, di mettere il turbo", ripete.

"Guai a chi pensasse di scalare marcia, credendo che quello accade a Francoforte o a Strasburgo, possa permettere di rallentare" il percorso riformatore. Non perché ce lo chiede l'Europa, "ma perché è nell'interesse dei nostri figli". Accanto a lui la Merkel segue ogni parola. Pronta a dirsi certa che le misure pro-crescita, come le scelte dell'Eurotower, non si tradurranno in un alibi per l'Italia ad allentare il ritmo "impressionante" impresso dal premier, che segue attentamente. "Ogni volta che ci vediamo mi informa sui progressi. Conosco tutti i passi", confessa. La sintonia c'é anche se i retro pensieri sono, forse, diversi: per lei quel 'non bastano' le mosse della Bce e le aperture Ue significa ribadire anche la necessità del rispetto del risanamento dei conti. Per Renzi, pronto a giocare la sua battaglia in Europa, vuol dire 'serve' accompagnarle con più flessibilità sul fronte degli investimenti. Un distinguo non da poco da giocare nelle prossime tappe a Bruxelles che oggi rimane dietro il sipario di una scena sembrata sfiorare l'idillio.

Complice anche la scenografia di una Firenze - la 'culla' dell'ex sindaco - le cui opere hanno commosso la cancelliera. Un "simbolo" della bellezza cui l'Europa deve ispirarsi: "Non é solo codici, burocrazie e sfide economiche ma soprattutto valori e ideali" da rilanciare, ribadisce il premier, sempre con un occhio al rischio disaffezione: "Dobbiamo cambiare la narrativa dell'Europa, tornando ad affascinare i cittadini". Parole che arrivano alla vigilia delle elezioni ad Atene, che Merkel e Renzi sono certi resterà nell'euro. Dopo un lungo colloquio ieri sera a cena, il bilaterale di oggi - in cui si è parlato anche di Russia, ribadendo la via della diplomazia per risolvere la crisi ucraina - e i tanti siparietti (dal Ponte Vecchio alla sala delle mappe di Macchiavelli) la Merkel riparte per Berlino. Renzi torna a Roma per immergersi nei lavori della direzione del Pd in vista della complicata partita del Quirinale.

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