Bufera su norma salva-Berlusconi. Grillo, Renzi burattino

Scontro tra M5s e Pd. Coppi e Padoan,nessun incontro

Il 'giallo' sulla responsabilità della norma che rischia di  cancellare gli effetti della condanna per frode a Silvio Berlusconi mantiene alto lo scontro politico mentre la polemica arriva alla Camera con i Cinque Stelle che attaccano il governo e definiscono il premier un "burattino" nelle mani di un "ventriloquo" come l'ex Cavaliere.

Il Pd difende Matteo Renzi ma lo scontro chiama di nuovo in causa il ministro del Tesoro: Dagospia accusa il dicastero di Via XX Settembre di aver tenuto una riunione a cui avrebbe partecipato anche l'avvocato di Silvio Berlusconi, il professor Franco Coppi. Notizia prontamente smentita sia dal Ministero, sia dall'avvocato: troppo tardi tuttavia per evitare che il noto sito di Roberto D'Agostino facesse da miccia innescando altre insinuazioni. Lo 'scambio' di favori tra i contraenti forti del patto del Nazareno - scrive Dagospia - consisterebbe in un "salvacondotto renziano in cambio dei voti azzurri per l'elezione del capo dello Stato" che "avrebbe potuto aprire le porte del Quirinale proprio al ministro oggi sconfessato dal premier, Pier Carlo Padoan". La presa in carico di responsabilità da parte di Matteo Renzi, dunque, non chiude la diatriba ed anche Forza Italia ora fa quadrato. "La ratio della legge che oggi Renzi si vergogna di aver fatto approvare dal CdM è giusta e sacrosanta" avverte 'il Mattinale', la nota politica di Fi che tuttavia precisa: per Berlusconi "la via maestra è Strasburgo, il riconoscimento dell'ingiustizia subita, non la sua depenalizzazione". Augusto Minzolini va oltre: "Se il decreto fiscale ha la logica di rendere più amico il fisco, perché aspettare come dice Renzi l'elezione del capo dello Stato? Puzza di ricatto verso il Cav" polemizza su Twitter. Da Fi è un coro in difesa della norma e di Berlusconi: la sua cancellazione, dicono, si configurerebbe come una norma 'contra personam', una "retromarcia ad personam".

Ma l'opposizione non perde l'occasione per il suo affondo: dalla Lega al M5s passando anche per la minoranza interna del Pd. "Aiuta Grillo chi commette degli errori madornali come quelli contenuti nel decreto" attacca ad esempio Alfredo D'Attorre. Matteo Salvini ironizza: "Renzi non sapeva niente. Voi gli credete?". E i Cinque Stelle puntano l'indice. Palazzo Chigi, afferma Alessandro Di Battista in Aula, dove viene presentato il Milleproroghe, sembra diventato "un rione in mano alla Camorra". E la 'prova' che la norma fosse concordata tra il premier e il Cav, continua, l'ha data Verdini: "È lui che ha fatto inserire la norma" e a raccontarlo al M5s sono "esponenti di FI e NCD perché noi possiamo denunciarle e loro non possono farlo". Il Pd reagisce. "Non è questo il Governo che fa leggi ad personam" sbotta a Montecitorio Walter Verini. E chi lo fa, conclude, "è veramente malafede".

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