Stato-mafia, l'affondo di Grillo contro Napolitano

'La sua reazione è già di per sé una ammissione di colpevolezza

Movimento cinque stelle all'attacco dopo la deposizione del presidente della Repubblica sulla presunta trattativa Stato-mafia. Dopo le tre ore di interrogatorio del capo dello Stato al Quirinale si accende la battaglia politica. E se la maggioranza blinda Giorgio Napolitano i grillini non risparmiano le critiche. "Un presidente della Repubblica che fa distruggere i nastri delle conversazioni con un indagato in un processo di mafia, Nicola Mancino, e poi si rifiuta di rispondere pubblicamente ai giudici - scrive sul suo blog Beppe Grillo - non si è mai visto. Cosa teme Napolitano? La sua reazione è già di per sé un'ammissione di colpevolezza".

"Forse la sua rielezione - continua il post - è servita proprio a questo, a metterlo in una situazione di massima sicurezza. Lo sapremo in futuro, questo è certo, troppi sono stati coinvolti nella Trattativa Stato-Mafia perché non venga alla luce la verità. qualunque essa sia. C'è qualcosa di inquietante nelle ripetute telefonate di Mancino, al di là del contenuto delle stesse. Mancino sapeva di essere intercettato. Telefonare al Quirinale con l'insistenza con cui lo ha fatto non poteva che inguaiare Napolitano, cosa che poi è puntualmente successa, e quindi "ubi maior minor cessat", l'attenzione si è spostata completamente sul presidente della Repubblica che invece sulle eventuali responsabilità di Mancino che, va ricordato, vide poco prima del suo assassinio Paolo Borsellino nel suo ufficio al Viminale (era allora ministro degli Interni) in cui era presente Bruno Contrada, condannato in seguito in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Borsellino uscì dall'ufficio sconvolto e fumando due sigarette alla volta come testimoniò un suo amico/collaboratore. Mancino in seguito non ricordò neppure di averlo incontrato", conclude il blog.

Il movimento di Beppe Grillo da ieri accusa il capo dello Stato di "portare le istituzioni nel fango"; il Pd ed Ndc, al contrario, si stringono a difesa della massima carica dello Stato definendo quello di ieri "un giorno triste per le istituzioni"; mentre Forza Italia e Lega si mostrano tiepidi. Per il governo interviene il sottosegretario Graziano Delrio che sottolinea come "il presidente abbia dato un esempio di rispetto istituzionale, svolgendo con limpidezza e grande dignità il suo dovere di cittadino".

Tre ore di domande e risposte nella sala del Bronzino al Colle, e le indiscrezioni che trapelano attraverso le parole degli avvocati al termine della deposizione, danno la stura alla "indignazione" cinquestelle che dai social media straborda presto nei siti web dei quotidiani. Il primo commento, che è anche quello più duro, arriva dal deputato Riccardo Fraccaro. "Il presidente non dice ai cittadini perché continua a trascinare nel fango le istituzioni invece di dimettersi", tuona su facebook in un post dal titolo "Romanzo Quirinale, la vera storia mai raccontata della nostra repubblica". E' solo il primo di una lunga serie di attacchi grillini. Angelo Tofalo, deputato e membro del Copasir, definisce una "vergogna vederlo prima godere dell'immunità presidenziale e poi avvalersi della facoltà di non rispondere". Alessandro Di Battista va oltre, definendo il presidente un "soggetto politicamente indecoroso" ed elencando "i 61 anni di politica" di Napolitano "costati al contribuente oltre 16 milioni di euro tra stipendi e rimborsi"

Il Pd non ci sta. "E' normale che l'avvocato di Riina possa intervenire alla deposizione di Napolitano?", commenta il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini ringrazia il presidente per la "fedeltà ai valori della Costituzione". Per Roberto Speranza, "Napolitano ha sempre mostrato un altissimo senso dello Stato". Il ministro dell'Interno Angelino Alfano, leader di Ncd, pone in rilievo i "meriti" del presidente: "Ha offerto - dice - un esempio della sua straordinaria capacità di interpretare il suo ruolo nel rispetto dei principi democratici, dando il suo alto tributo ai valori della democrazia".

 Il capo dello Stato, sentito per tre ore dai pm di Palermo non ha mai alzato il cartellino giallo durante le oltre tre ore di interrogatorio nella sala del Bronzino attrezzata per un giorno ad aula di tribunale. Tante domande e tante risposte, ricostruiscono i partecipanti, con le quali Giorgio Napolitano è andato ben oltre i limiti previsti dalla Corte stessa.

"Sereno e preciso", lo hanno descritto diversi legali all'uscita dal Quirinale definendolo attento e a tratti scherzoso, puntuale nelle risposte date con calma, seduto dietro una scrivania. Nella sua deposizione il presidente della Repubblica avrebbe sottolineato di non aver mai saputo di indicibili accordi. E la parola "trattativa" non è stata mai pronunciata. Né dai pm, saliti al Colle per sentire Napolitano, né dai legali.

Chi ha assistito alla deposizione del presidente al processo sul patto tra pezzi dello Stato e boss parla di un Napolitano disteso, collaborativo, pronto a rispondere a tutte le domande senza avvalersi delle prerogative costituzionali di cui gode e spesso ricordategli dalla corte. Una disponibilità piena andata oltre i paletti messi dal collegio: più volte Napolitano ha voluto rispondere nonostante i giudici avessero ritenuto inammissibili i quesiti posti.

Localizzazione della sala del Quirinale e indicazione delle persone presenti alla deposizione di Napolitano

 

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