Napolitano e Draghi: "Riforme per la crescita"

Colle garantisce sulle riforme. Per il governatore sono la priorità, ma per Quirinale la sfida numero uno è la crescita

Il giovane Matteo Renzi è l'opportunità, il premier  che ci prova; Giorgio Napolitano è la stabilità, il garante della sfida che l'Italia vuole portare avanti in Europa. Mai come oggi il gioco di squadra tra palazzo Chigi e Quirinale è sembrato così chiaro. "L'Italia intende portare avanti con determinazione e accelerare un chiaro impegno di superamento di sue debolezze strutturali, a cominciare dal così elevato debito pubblico", ha infatti garantito il presidente della Repubblica in un eccezionale incontro con i governatori di tutte le banche centrali della zona euro e del direttivo della Bce. Una assicurazione necessaria visto che oggi ancor più di ieri Mario Draghi è tornato a chiedere all'Italia riforme e ancora riforme per ridare fiducia agli investitori e alle imprese. "Solo le riforme strutturali, che aumentano la crescita potenziale, e quindi la sostenibilità del debito, possono creare i margini per usare in futuro la politica di bilancio" in funzione pro-crescita, ha detto il presidente Bce, Mario Draghi, subito dopo l'incontro con il capo dello Stato. Non mancando di sottolineare che le politiche suggerite per l'Ue "sono anche, e forse specialmente, valide per l'Italia" Nella giornata in cui la Francia ha apertamente lanciato la sfida al rigore tedesco annunciando che rientrerà nei parametri del tre per cento solo nel 2017 (confermando quest'anno un clamoroso 4,4 per cento), Napolitano ha informalmente ricevuto nella splendida residenza napoletana di villa Rosebery il gotha delle politiche monetarie europee per lanciare tre messaggi chiari: non è più sostenibile "l'altissimo tasso di disoccupazione in area euro e soprattutto in alcuni Paesi come l'Italia"; per cui il Governo certamente farà i suoi "compiti a casa" riducendo il gigantesco Debito pubblico italiano e parallelamente sta facendo e farà quelle riforme strutturali che l'Europa non si stanca di chiederci. Ma la "sfida numero uno", e questo è il messaggio più forte, rimane quella di "aprire un nuovo sentiero di forte e sostenibile crescita in Europa".

La partita di Bruxelles entra nel vivo, la Bce marca stretto il Governo e la sua azione riformatrice, la Germania vigila occhiuta sulla scelta italiana di cercare di far virare le politiche europee verso una maggiore flessibilità. Battaglia non facile e per la quale l'indisciplinata Italia deve dimostrare di essere cambiata, di essere almeno un pò più virtuosa. E di questo hanno parlato Draghi e Napolitano nella coda dell'incontro che li ha visti soli a villa Rosebery per almeno una mezz'ora. Già, proprio quelle riforme che la Ue non chiede ma pretende e che il premier sta cercando di velocizzare anche a costo di spaccare il suo partito come sta accadendo sul Jobs act. Per questo il presidente Napolitano, certamente l'italiano più conosciuto e autorevole in Europa nonchè simbolo della pur volatile stabilità politica italiana, ha ancora una volta speso il suo nome - in un parterre decisivo per le scelte economiche europee - certificando l'assoluta "determinazione" dell'Italia nel piano di riduzione del "così elevato Debito pubblico"; ma anche confermando che il Governo sta "accelerando" il suo sforzo riformatore, che l'Italia abbandonerà i suoi vizi, cambierà le regole e si avvicinerà progressivamente ai più produttivi standard europei. Solo così l'Italia potrà essere credibile - e qui sembra di sentir parlare Matteo Renzi - nel tentativo di "spostare l'accento delle politiche europee" verso "l'innovazione e la creazione di lavoro". Non è dato di sapere cosa avrà pensato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, presente anch'egli ma silente. Domani la parola passa al Consiglio direttivo dell'Eurotower che si riunisce nella città partenopea per dare un segnale di vita anche ai Paesi mediterranei.

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