Trump sfida la rabbia di El Paso dopo la strage

Proteste anche durante la visita a Dayton, 'Non sei benvenuto'

Per Donald Trump è stata una delle giornate più lunghe da quando è presidente. La visita a Dayton e ad El Paso, teatri delle stragi che nel weekend hanno provocato 31 morti, è stata accolta come previsto da molte proteste. Quelle di chi pensa che il tycoon sia in parte responsabile con la sua retorica incendiaria di quanto accaduto. E con i democratici che, oramai in piena campagna elettorale per le presidenziali del 2020, lo accusano di aver alimentato dopo due anni alla guida del Paese razzismo e suprematismo bianco. Un concetto ribadito con fermezza dall'ex vicepresidente Joe Biden. La contestazione è stata dura soprattutto nella città texana al confine col Messico, dove il giovane killer Patrick Crusius, 21 anni, ha preso di mira la comunità ispanica dopo aver parlando sui social di "invasione del Texas". Le stesse parole più volte usate dal tycoon che proprio di El Paso aveva fatto il centro della sua battaglia per costruite il muro, sfidando la volontà della popolazione locale.   

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