Hillary, mai più candidata presidenza

Presenta suo ultimo libro a New York e attacca Trump e Sanders

Hillary Clinton non correrà più per la presidenza degli Stati Uniti. E' lei stessa a spazzare via definitivamente le voci che la vorrebbero di nuovo in corsa per la Casa Bianca nel 2020, ancora una volta contro Donald Trump. Per spodestare dallo Studio Ovale l'uomo da cui ha subito lo smacco più grande della sua vita, quando già pensava di avercela fatta. "Ho smesso di fare la candidata", ha ammesso l'ex first lady, impegnata nella presentazione del suo nuovo libro 'What Happened', cosa è successo. Cinquecento pagine in cui ripercorre la cavalcata dell'ultima campagna elettorale, che da trionfale si è trasformata in un incubo. "Ma non ho smesso di fare politica - ha aggiunto - perché credo che il futuro del nostro Paese sia a rischio". Del resto nel libro lo scrive a chiare lettere: "C'è gente che vorrebbe vedermi sparire. Ma io sono qui. Non sprecherò il tempo che mi rimane a disposizione". Ad accoglierla all'interno della libreria di Barnes&Noble, nella centralissima Unione Square a Manhattan, un tifo a tratti da stadio, con centinaia di fan in delirio e decine di copie autografate. Rilassata, sorridente, Hillary si è concessa al pubblico mostrando di aver superato i momenti peggiori dopo la batosta la notte dell'8 novembre 2016. Pochi nel libro gli spunti in cui fa autocritica, mentre ancora una volta punta il dito sul tycoon "bugiardo e capace di attrarre ed alimentare gli impulsi più negativi di un Paese". E torna ad accusare Trump di avere avuto un appoggio determinante da parte della Russia di Vladimir Putin, con il leader del Cremlino che l'aveva a suo tempo giurata all'ex segretario di stato Usa. "E' triste che Hillary Clinton stia promuovendo le vendite del suo libro con una serie di attacchi al presidente", ha commentato la portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders. Ma l'ex first lady ne ha per tutti. Caustica con il suo rivale alle primarie Bernie Sanders, arrabbiata con parte del partito democratico che sprona ad essere più deciso su questioni cruciali come la stretta sulle armi da fuoco e anche sul fronte delle indagini sul Russiagate.

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