Usa2016: Megyn Kelly, la anchor che Trump non perdona

Il candidato repubblicano non partecipera' al dibattito tv su Foxnews in polemica con una delle anchor di punta della rete

(ANSA) - WASHINGTON, 27 GEN - Megyn Kelly, 45enne anchor di punta di FoxNews, non è certo l'unica tra i giornalisti a sperimentare in prima persona il piglio risoluto del candidato per la nomination repubblicana, ma sembra essere colei che più di altri è riuscita a irritare il miliardario sprezzante delle critiche, al punto da innescare una vera e propria guerra con il network tv. Una guerra culminata nella decisione di Trump di boicottare il prossimo dibattito in onda su Fox.
    Tutto è cominciato in agosto, quando Kelly, moderatrice del primo dibattito tra i contendenti repubblicani, lo metteva con le spalle al muro sulle critiche di maschilismo a lui mosse.
    "Mr. Trump, una delle cose che la gente apprezza di lei è che parla senza peli sulla lingua e senza i consueti filtri politici. Tuttavia ciò non manca di lati negativi, in particolare quando parla delle donne". E forse Trump non se lo aspettava proprio da Fox, forse contava sulla 'alleanza' con il network. Di certo contava su parte del suo pubblico. Fulmine a ciel sereno o orgoglio ferito? Sta di fatto che lo scontro è stato immediato, inasprito da quel commento - la definì debordante sangue "dagli occhi e non solo" -, interpretato come un volgarissima allusione al ciclo mestruale.
    Da subito botta e risposta, fino alle accuse di incompetenza e parzialità contro i giornalisti del network. Un 'corpo a corpo' mediatico dal quale nemmeno la giornalista si è tirata indietro e, quando Trump ha minacciato di boicottare il dibattito a causa della sua presenza lei ha risposto con un monologo in diretta tv. I vertici di Fox le hanno garantito sostegno fin dal principio. Del resto se Kelly era già considerata un volto di Fox, adesso lo è ancor di più.
    Carriera impeccabile: nata a Siracuse (New York), di origini italiane da parte di madre e irlandesi da parte di padre, Megyn Kelly è un ex avvocato passata al giornalismo. Nel 2003 era a Washington a occuparsi di cronaca per il canale locale della Abc. Ma l'anno dopo era già a Fox e a quanto pare perfino il presidente della Cnn, Jonathan Klein, avrebbe ammesso l'errore di non essere stato in grado di arruolare per primo la giornalista, affermando: "E' quel tipo di talento che si cerca di strappare agli altri". Rimasta fedele a Fox, Kelly dal 2014 conduce un suo programma di approfondimento politico " intitolato "The Kelly Files".

Donald Trump fa un passo indietro, ma ruba la scena. La tecnica e' impeccabile e il risultato è perfetto. Il ciclone Trump non si placa e, a pochi giorni dall'inizio delle primarie l'attenzione torna tutta su di lui quando annuncia che boicotterà il prossimo dibattito tv in onda su FoxNews riaccendendo una guerra solo sopita con il network e in particolare con una delle anchor di punta della rete, Megyn Kelly. Lei gli aveva dato filo da torcere la scorsa volta, lui la accusa di essere una "mezza calzetta" di giornalista. E' Trump al suo 'meglio', ne ha per tutti i gusti e a pochi giorni dall'inizio delle primarie con i caucus (assemblee) in Iowa si scaglia anche contro la lontana Bruxelles: "Un posto infernale". In un'intervista il candidato per la nomination repubblicana critica la mancanza di integrazione nelle città del Vecchio Continente e, di fatto, attacca la politica europea sull'immigrazione. "Io sono stato a Bruxelles molto tempo fa, venti anni fa ed era una città così bella... Ora e' come vivere in un'inferno", dice, sottolineando in particolare la mancanza di integrazione con la popolazione musulmana. Il candidato alla Casa Bianca è poi tornato sulla sua proposta di vietare l'ingresso ai musulmani negli Stati Uniti, facendo il paragone con l'Europa dove - a suo dire - le regole della legge islamica stanno prendendo sempre più piede: "Vai a Bruxelles, vai a Parigi, c'e' qualcosa che sta accadendo e non è un qualcosa di buono". Quindi Trump non molla, non sui suoi controversi cavalli di battaglia, non sull'ultima polemica (in ordine di tempo) facendo dire al manager della sua campagna elettorale che la decisione di boicottare il dibattito tv in onda domani su Fox "è definitiva e irrevocabile". "Voglio vedere quanti soldi fanno con un dibattito senza di me", aveva sfidato Trump in una conferenza stampa in Iowa, continuando ad attaccare la giornalista Megyn Kelly con cui era nata una dura polemica quando la definì debordante sangue "dagli occhi e non solo", interpretata come un volgarissima allusione al ciclo mestruale. Trump continua ad accusarla di averlo trattato ingiustamente durante il precedente dibattito e che per questo andrebbe esclusa dal panel dei moderatori. Il network reagisce: "No a minacce e a intimidazioni. Cedere agli ultimatum dei politici sul moderatore di un dibattito viola ogni standard giornalistico", sottolineano i vertici del canale aggiungendo tuttavia che Trump e' libero di partecipare al dibattito di giovedì anche all'ultimo minuto se cambia idea. Intanto Ted Cruz coglie la palla al balzo, il beniamino dei Tea Party tenta di attirare a sua volta l'attenzione e, come a lanciare ilo guanto della sfida, chiede un confronto faccia a faccia con Trump prima del caucus in Iowa. Il fronte repubblicano e' quindi più 'infuocato' che mai, ma il dibattito resta acceso anche tra i democratici, pur senza il clamore delle polemiche seguite minuto per minuto dalle tv all news. Così Bernie Sanders che va alla Casa Bianca per un incontro a porte chiuse con il presidente Obama sembra politica d'altri tempi. Eppure è notizia: il senatore del Vermont è in testa a testa con la frontrunner Hillary Clinton in Iowa, risultato straordinario per il 74enne 'socialista' e non passa inosservato al presidente e lo convoca per un colloquio, proprio dopo un'intervista in cui ha espresso particolare apprezzamento per Hillary. Il presidente riconosce la "abilita' di Sanders di coinvolgere e ispirare una consistente parte del partito. Una abilita' - ha detto il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest - che e' cruciale per il successo dei democratici"

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