L'Iran ammette uccisioni nelle proteste

Trump, 'terribile'. Amnesty parola di almeno 208 morti accertati

Tre settimane dopo l'inizio delle proteste in Iran scatenate dai rincari della benzina, che hanno portato alle più gravi violenze in 40 anni di Repubblica islamica, per la prima volta Teheran riconosce che le forze di sicurezza hanno sparato e ucciso alcuni manifestanti. A dirlo è stata la televisione di Stato, senza tuttavia fornire alcuna cifra precisa, mentre le autorità insistono nell'affermare che le forze di sicurezza non hanno preso di mira dimostranti pacifici, ma bande di facinorosi e "teppisti". Di tutt'altro avviso il presidente americano Donald Trump, secondo il quale il regime iraniano è responsabile della morte di "migliaia" di persone "per il solo fatto di aver manifestato". Una cosa "terribile", ha aggiunto l'inquilino della Casa Bianca.
    Ieri Amnesty International aveva fornito un bilancio aggiornato di almeno 208 uccisi accertati, mentre il numero reale potrebbe essere di molto superiore.

Le autorità iraniane hanno inoltre affermato che almeno 2.021 persone sono state arrestate durante le manifestazioni. Lo ha annunciato il governatore di Teheran, Anoushiravan Mohseni-Bandpey, secondo cui "molti sono stati interrogati e poi rilasciati, ma quelli che hanno ricevuto istruzioni dall'estero per incendiare le strade e destabilizzare il Paese sono ancora detenuti".

Secondo il governatore, dall'avvio delle proteste a metà novembre nell'area della capitale iraniana sono stati incendiati 47 negozi e 29 stazioni di servizio e danneggiati gli uffici di 140 banche. Il capo della polizia di Teheran, il brigadiere generale Hossein Rahimi, ha inoltre riferito oggi di 51 arresti per saccheggi e danneggiamenti di istituto di credito, stazioni di servizio e negozi. Lo riporta l'Irna. Le autorità della Repubblica islamica non avevano ancora fornito un bilancio preciso degli arresti, né delle vittime.
   

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