Iran: stadi chiusi a donne, si dà fuoco

Sahar Khodayari è morta per le ustioni in un ospedale di Teheran

 La tifosa di calcio iraniana Sahar Khodayari, che si era data fuoco nei giorni scorsi davanti a un tribunale di Teheran per protestare contro il divieto per le donne di entrare negli stadi, è morta la scorsa notte in un'ospedale della capitale iraniana a seguito delle ustioni riportate.
    La 29enne era stata fermata lo scorso 12 marzo allo stadio Azadi di Teheran dopo esservi entrata travestita da uomo per assistere alla partita della sua squadra -l'Estghlal, allenata ora tra forti contrasti dal tecnico italiano Andrea Stramaccioni - contro l'Al Ain, club degli Emirati Arabi Uniti. Khodayari, che si era anche ritratta nell'impianto con un selfie, era stata detenuta per alcuni giorni nel carcere femminile di Gharchak Varamin a sud di Teheran, ritenuto tra i peggiori in termini di condizioni di vita. Quando a inizio settembre era stata convocata da un procuratore di Teheran per il sequestro del suo telefono cellulare, aveva appreso che le era stata comminata una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore. A quel punto si era data fuoco, procurandosi ustioni di terzo grado nel 90% del corpo. Il caso ha riacceso le polemiche sul divieto per le donne iraniane di assistere alle partite maschili negli stadi di calcio, occasionalmente allentato nei mesi scorsi su pressioni della Fifa ma tuttora in vigore. In sostegno di Khodayari si è espressa nei giorni scorsi anche la deputata Parvaneh Salahshouri, lanciando appelli alla sensibilizzazione contro le discriminazioni subite dalle donne nella Repubblica islamica

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