Siria: '2mila civili uccisi nelle Ghuta in tre mesi'

Continuano i raid governativi. Mogherini: 'Fermare il massacro'. Accuse alla Turchia per l'attacco ad Afrin, 'Uccisi anche civili'

Negli ultimi 3 mesi, più di duemila civili sono stati uccisi e quasi 5 mila feriti nella Ghuta orientale, l'area a est di Damasco controllata da gruppi armati delle opposizioni e dove si trovano circa 400 mila civili sotto assedio. Lo ha denunciato in una conferenza stampa a Istanbul Salwa Aksoy, vicepresidentessa della Coalizione nazionale siriana, in esilio in Turchia. "Quello che sta accadendo nella Ghuta è una guerra di sterminio e un crimine contro l'umanità", ha detto Aksoy.

Secondo la Coalizione nazionale siriana, sempre negli ultimi 3 mesi sono 32 le strutture mediche distrutte nell'area dai raid di Damasco e dei suoi alleati, compresa la Russia. L'esponente dell'opposizione a Bashar al Assad ha poi sostenuto che, in base alle regole dell'Onu, Mosca non dovrebbe poter votare la risoluzione del Consiglio di sicurezza sulla Ghuta, in discussione in queste ore a New York, perché coinvolta direttamente nel conflitto.

Mogherini, si fermi adesso il massacro - "L'Unione europea sta esaurendo le sue parole per descrivere l'orrore vissuto dalla gente nella regione del Ghuta orientale, dove centinaia di civili, donne e bambini sono presi di mira deliberatamente e senza sosta. Sono le vere, innocenti vittime di questa guerra". Così l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini oggi a Bruxelles. "L'accesso umanitario senza ostacoli e la protezione dei civili è un dovere morale e una questione urgente - ha aggiunto -. È responsabilità di tutti impedire ulteriori perdite di vite umane, fermare la violenza e i combattimenti e la comunità internazionale dovrebbe unirsi per fermare questa sofferenza umana".  

Proseguono intanto anche stamani intensi i bombardamenti aerei governativi siriani sulla Ghuta, l'area a est di Damasco, controllata da gruppi armati delle opposizioni e dove si trovano circa 400mila civili assediati da cinque anni. Secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), in sei giorni di offensiva aerea e di artiglieria sono 417 i civili uccisi, di cui 96 minori e 61 donne, e 2116 feriti in tutto.

Molti dei feriti, afferma la fonte, sono in condizioni molto gravi e rischiano di morire a causa dell'impossibilità di essere curati e assistiti. I raid odierni si concentrano sulle zone della Ghuta più vicino al centro di Damasco: Arbin, Kfar Batna e Hammuriya.

Secondo la Ong Human Rights Watch, invece, la Turchia non sta prendendo le necessarie precauzioni per evitare vittime civili nell'offensiva contro l'enclave curdo-siriana di Afrin. In tre raid di fine gennaio dell'esercito di Ankara sarebbero rimasti uccisi almeno 26 civili, tra cui 17 bambini. L'ong chiede quindi ad Ankara di indagare sui bombardamenti in questione e rendere pubblici i risultati.

Ieri, in un'intervista all'ANSA, la co-leader del partito filo-curdo Hdp in Turchia, Pervin Buldan, ha parlato di oltre 100 civili morti dall'inizio dell'offensiva, giunta al 35/mo giorno. Secondo Ankara, invece, non c'è stata finora neppure una vittima civile.

Il presidente turco  Recep Tayyip Erdogan torna intanto ad accusare gli Stati Uniti per il loro sostegno ai curdo-siriani dello Ypg e afferma che gli Usa "sono una macchina della menzogna". "Siamo stanchi di rimproverare loro i tentativi di legittimare i terroristi del Pkk - afferma Erdogan - Quando glielo diciamo, ci dicono che abbiamo ragione. Sono una macchina della menzogna. La Turchia è contro queste tattiche".

Il leader turco è tornato anche a parlare dell'offensiva nel nord della Siria, giunta al 35/mo giorno, spiegando che "l'operazione proseguirà con una nuova strategia dopo che il centro di Afrin sarà circondato al più presto possibile e i terroristi saranno tagliati fuori dai contatti con l'esterno".

Finora, ha aggiunto, Ankara ha strappato 415 km quadrati di territorio e "neutralizzato" (cioè ucciso, ferito o catturato) 1.873 "terroristi" curdi dell'Ypg/Pkk e dell'Isis. Le cifre non sono verificabili in modo indipendente sul terreno.

 

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