Siria: le forze turche aprono un terzo fronte verso Afrin

L'enclane curda sotto attacco da tre giorni, continuano i bombardamenti di artiglieria

La Turchia e le milizie siriane sostenute da Ankara nel nord-ovest della Siria hanno aperto un terzo fronte nell'offensiva di terra contro l'enclave curdo-siriana di Afrin, ribattezzata 'Operazione ramo d'ulivo'. Lo riferiscono fonti sul terreno precisando che oltre alle due aree di operazioni, nel nord e nel nord-ovest, le truppe turche stanno conducendo azioni anche nell'area sud-occidentale del distretto di Afrin. L'azione di terra è accompagnata da un'intensa attività di artiglieria su zone controllate dall'ala siriana del Pkk ad Afrin. 

Secondo quanto riferiscono fonti locali, i colpi di artiglieria vengono sparati dalla provincia frontaliera di Kilis, a nord di Afrin, e possono essere uditi anche dal centro della città, che dista pochi chilometri dal confine. Nell'area continuano inoltre ad affluire mezzi blindati dell'esercito di Ankara. 

Le milizie curde dell'Ypg avrebbero respinto le forze dell'esercito turco e i ribelli siriani filo-Ankara da 2 villaggi, che erano stati presi nelle prime ore dell'operazione militare. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Secondo fonti locali, sottolineando che i combattimenti si sono svolti principalmente a nord-ovest di Afrin.

E secondo l'agenzia turca Anadolu, sono almeno 37 le persone ferite finora nel sud-est della Turchia da lanci di razzi dalla Siria dall'inizio dell'intervento militare di Ankara. A essere colpito è stato il distretto di Reyhanli, nella provincia di Hatay, che confina con l'area delle operazioni. Tra i feriti, ha riferito il prefetto locale, quattro sarebbero in gravi condizioni.

il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante una cerimonia ad Ankara, ha sostenuto che la Turchia sta conducendo l'offensiva contro l'enclave curda di Afrin, "con il consenso della Russia". Per Erdogan l'operazione 'Ramoscello d'ulivo', giunta al terzo giorno, mira a contrastare una "minaccia vitale per la Turchia, ma anche per la Siria e per l'Iran, per l'intera regione". "Rispettiamo pienamente l'integrità territoriale e la sicurezza della Siria", ha aggiunto Erdogan, secondo cui l'intervento di Ankara intende assicurare "la pace e la stabilità nella regione", che sono necessarie per "permettere ai 3,5 milioni di siriani che ospitiamo di tornare a casa". 

Erdogan, a proposito della riunione alle Nazioni Unite sollecitata dalla Francia e prevista in giornata, ha commentato che "il Consiglio di sicurezza (dell'Onu) non si è riunito quando" in passato "sono state commesse atrocità ad Afrin", e quindi "ora non ha il diritto di riunirsi" per discutere "la nostra operazione" contro "un'organizzazione terroristica" nell'enclave curda nel nord-ovest della Siria. E rivolto agli Usa ha detto: "Dagli Stati Uniti ci chiedono" quando finirà l'operazione contro l'enclave curda di Afrin nel nord della Siria. "Io vorrei chiedere agli Usa la stessa cosa: quando finirà l'operazione in Afghanistan? E in Iraq? E ora siete in Siria... Non penso che possiate parlare di scadenze. La guerra non è un'equazione matematica". Il presidente turco è anche tornato ad attaccare gli Usa per l'invio ai curdi siriani del Pyd di "5 mila camion e 2 mila aerei pieni di armi, che sono state date a un'organizzazione terroristica e potrebbero essere usate contro di noi". "Come l'operazione 'Scudo dell'Eufrate', 'Ramoscello d'ulivo' finirà quando avremo raggiunto il nostro obiettivo, e non chiederemo il permesso a nessuno per condurre questa operazione", ha aggiunto Erdogan.

L'esperto militare Vladimir Popov, parlando al quotidiano russo Nezavisimaya Gazeta, ha dichiarato bche l'ok di Mosca all'operazione militare turca su Afrin è giunta in seguito alla conclusione dell'accordo con Ankara per la posa della seconda linea del Turkish Stream, quella che dovrebbe poi proseguire verso l'Europa. Tanto che il 19 gennaio - prima dell'avvio delle azioni belliche - le autorità turche hanno "rilasciato il nulla osta per la costruzione del secondo ramo della parte marittima del gasdotto Turkish Stream fino alla costa Turca". Mosca, aggiunge quindi Popov, ora ha un altro motivo per essere "amichevole" nei confronti di Ankara.

 

 

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